500 Vintage & Miss Vintage: ad Ancona le prime sei ragazze calendario

I proventi dell’iniziativa devoluti in beneficenza ai piccoli imprenditori colpiti dal terremoto lo scorso autunno,

Ancona – È stato consegnato agli archivi il primo dei due eventi di “500 vintage & Miss vintage” organizzato da BC Events e C.A.M.S.A. Ancona, con la collaborazione delle Gallerie Auchan.

Ancona – Alcune delle 500 in mostra all’Auchan

Nel parcheggio dell’ ipermercato di Ancona sono state esposte le Cinquecento d’epoca, alcune davvero particolari come la Cinquecento da corsa e la decappottabile, a sei delle quali saranno abbinate le ragazze che ieri hanno ottenuti più voti nella sfilata presentata da Giacomo Giampieri.

Ancona – Fiat 500 e Miss Vintage

Per realizzare il calendario, i cui proventi saranno devoluti in beneficenza ai piccoli imprenditori colpiti dal terremoto dello scorso autunno, bisognerà attendere il 9 luglio quando l’evento verrà ripetuto con le stesse modalità all’Auchan di Porto Sant’Elpidio.

Per ora le ragazze calendario sono Sara Marconi, Alessia Pomponii, Aurora Pasquali, Alice Paglialunga, Giada Ulissi e Denisa Mirela Sirb: queste sei bellezze, insieme a sei Cinquecento d’epoca proprio come nelle foto allegate, potrete ammirarle nelle pagine patinate che verranno distribuite nei mesi a venire in tutti gli ipermercati della catena Auchan nelle Marche.

Un plauso ed un ringraziamento vanno anche a Kerry Montemaggio, Giulia Bertini, Sara Bartola, Cleopatra Mattioni, Alessandra Spina, Absa Diakhate, Dafne Fleur e Chiara Calò: loro non ce l’hanno fatta, ma avranno ancora un’occasione domenica 9 luglio.

Un’occasione aperta a tutte le aspiranti modelle dai 16 ai 25 anni: basta contattare la BC Events su Facebook.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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