“Veni Domine” la rassegna corale organizzata dal Vox Phoenicis

Domenica 17 dicembre alle ore 19 a Loreto presso la Sala "Pasquale Macchi" in Piazza della Madonna

Loreto – Domenica 17 dicembre 2017 alle ore 19 a Loreto presso la Sala “Pasquale Macchi” sita in Piazza della Madonna, si svolgerà la rassegna corale in preparazione e attesa del Natale “Veni Domine” alla quale parteciperanno la Corale “Cantando” di Macerata diretta da Gian Luca Paolucci, la Corale San Francesco di Montelupone diretta da Alessandra Gattari e il Vox Phoenicis di Loreto diretto da Carlo Paniccià che è anche il coro organizzatore.

L’iniziativa, che ha avuto il patrocinio dell’Amministrazione, è una vera e propria primizia nel repertorio grazie anche alla collaborazione con gli altri due cori che si alterneranno sul palco per raccontare, ciascuno con pezzi ed espressività propri, la memoria della Nascita del Signore. In omaggio alla Vergine lauretana tutti e tre i cori daranno inizio alle loro esibizioni con un brano mariano.

Corale Cantando – Macerata

La Corale “Cantando”, coro composto da sole voci maschili, nasce nel Natale del 1991 grazie alla volontà di quattordici ex Pueri Cantores “Domenichino Zamberletti” di Macerata. La corale è diretta da  Gian Luca Paolucci.

La Corale San Francesco – Montelupone

La Corale San Francesco di Montelupone, coro a voci miste, nasce nel 2006, ma si costituisce ufficialmente nel 2008. Composta da cantori non professionisti è diretta fin dalla sua nascita da Alessandra Gattari.

Il coro Vox Phoenicis – Loreto

Il coro Vox Phoenicis, organizzatore dell’iniziativa, si è costituito a Loreto nel 2013 ed è composto da cantori provenienti dalla provincia di Macerata e Ancona. È diretto fin dalla sua costituzione da Carlo Paniccià.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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