Sai cucinare? Mettiti in gioco con il ‘Cucina tu Contest’ di Amaranto’s

Una gara culinaria aperta a tutti: inventa una ricetta, realizzala, fai una foto al piatto, inviala al ristorante e… vinci una cena con chi vuoi tu!

Castelfidardo – Siete appassionati di cucina e vi piace giocare con pentole e padelle? Antonio di Guglielmo e Mara Palanca vi danno una ghiotta occasione per dimostrarlo. Da oggi fino al 30 aprile preparate una ricetta con i due ingredienti scelti da Antonio che sono gamberi rosa e asparagi, cucinate un piatto, fategli una foto, inventatevi un nome e inviate il tutto tramite Messanger al Ristorante Amaranto’s di Castelfidardo.

Tutte le foto pervenute saranno inserire nell’Album ‘Cucina tu contest’ e saranno votate direttamente sulla pagina facebook da giovedì 3 maggio a giovedì 10 maggio.

Per vincere dovrete invitare i vostri amici e i vostri fans a votare la vostra foto!

Che si vince? Oltre al piacere di giocare e di creare una ricetta tutta vostra, che rimarrà nell’Album, il primo classificato vince una cena al Ristorante Amaranto’s per due persone che saranno coccolate come due star chef.

Al secondo classificato in premio una cena per una persona, e al terzo uno sconto del 15% sul menu a la carte. Alla mezzanotte dell’11 maggio si saprà chi sono i vincitori che saranno menzionati anche su queste pagine.

Un suggerimento: fare attenzione a che tutto sia perfetto, soprattutto il nome del piatto e la foto! Mara e Antonio aspettano le vostre ricette! Altro suggerimento: prima di iniziare a cimentarvi con la vostra ricetta originale, fate un salto da loro per carpire qualche sfumatura in più dal loro menu. Potrebbe tornarvi utile per ispirarvi al meglio.

Buon ‘Cucina tu contest’ a tutti!

Ristorante Amaranto’s, via Adriatica 28 SS 16 km 318, 6 60022 Castelfidardo
per info: 071 7825504

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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