L’Associazione Gervasio Marcosignori alla giornata mondiale della fisarmonica

Un evento planetario voluto dalla Confédération Internationale Des Accordéonistes

Castelfidardo, 25 maggio 2020 – Non poteva esserci vetrina migliore per ricordare nel mondo il poeta della fisarmonica. Grazie ad una formula tanto attuale come la diffusione via web, l’Associazione Gervasio Marcosignori, nata all’indomani della scomparsa del maestro fidardense, ha voluto partecipare in rappresentanza dell’Italia alla Giornata mondiale della fisarmonica, evento planetario voluto dalla CIA ed irradiato in diretta sulla propria piattaforma.

Questa è al mondo la maggiore associazione per lo strumento fondata a Parigi nel 1935 e che prese l’attuale nome di Confédération Internationale Des Accordéonistes nel maggio del 1948.

Gervasio Marcosignori (1927 – 2013)

Per ricordare quel raffinato interprete, che ha solcato le platee più prestigiose, è stato scelto uno degli spartiti preferiti da Marcosignori, quel “Belfiore” scritto dal prolifico compositore Pietro Frosini, brano frizzante e molto fisarmonicistico inserito in pianta stabile nel suo repertorio, e sono stati chiamati quattro musicisti di indubbio spessore.

Oltre al fidardense Valentino Lorenzetti con la sua fisa elettronica che ha avuto un rapporto fraterno con Gervasio, allo strumento classico troviamo invece l’attuale presidente della CIA Mirco Patarini (amico personale di Marcosignori ed anche per questo dichiaratosi felicissimo di poter dare il suo attivo contributo all’iniziativa). Della session hanno fatto parte inoltre i più giovani Antonino De Luca (elemento emergente a cui Castelfidardo ha conferito il titolo di ambasciatore della fisarmonica) ed all’organetto, Massimo Marconi.

Il filmato mandato in rete, insieme ad altri contributi internazionali, ha avuto migliaia di visualizzazioni ed indubbi consensi. E rimane visibile sul sito della CIA per quanti volessero ancora goderne.

 

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di Paolo Fileni

L’immortalità di Giacomo Leopardi

Quel L’Infinito che quando ti entra dentro non t’abbandona più


27 giugno 2020 – 222 anni fa nasceva a Recanati tal Giacomo Leopardi (foto), precisamente il 29 giugno. E a distanza di tanto tempo ancora ne parla il mondo intero. Lo stesso giorno, ma 156 anni dopo, sono nato anch’io ma chissà per quale insondabile motivo non ne parla nessuno. Sarà che lui ha visto la luce in una ridente cittadina all’interno di una nobile famiglia, mentre chi scrive l’ha vista da San Marcello all’interno di una famiglia di estrazione contadina… Chi vuoi che sappia dove sta San Marcello?

Scherzi a parte, e la data di nascita non c’entra nulla, l’immenso Giacomo Leopardi è di gran lunga il mio poeta preferito. Anche Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio m’hanno sempre intrigato, lo confesso, ma il Leopardi parecchio di più.

Delle celebrazioni del 222esimo dalla sua nascita parliamo in altra parte del giornale, qui, nello spazio tutto mio, vorrei parlare di lui in modo intimamente personale. La gran parte dei giovani e degli studenti di oggi, con tutta probabilità avranno conosciuto il Leopardi grazie a ‘Il giovane favoloso’, il bellissimo film di Mario Martone uscito sugli schermi nel 2014 e interpretato mirabilmente da Elio Germano.

Personalmente l’ho conosciuto (culturalmente parlando) sui banchi di scuola, anche se all’epoca mi risultò alquanto palloso. Ma all’epoca mi risultava pallosa quasi ogni materia che mi veniva insegnata, applicazioni tecniche a parte. A farmelo riscoprire nella sua immensa grandezza di studioso e letterato, quando avevo poco più di vent’anni, fu un’insegnante di recitazione durante un corso che frequentai presso il Teatro Nuovo di Torino. Fu lei a insegnarci la corretta lettura e dizione de l’Infinito. E all’improvviso, davanti agli occhi e nel profondo del cuore, mi si aprì un mondo fantastico che mi cambiò e mi fece crescere intellettualmente.

Ho amato ed amo tutt’ora L’Infinito, al punto da inserire questa poesia nel mio romanzo ‘Il destino dei tonni’, mettendola in bocca e nei pensieri di una ragazza siciliana di umili origini che nel 1957 paragona gli “… interminati spazi di là da quella (siepe), e sovrumani silenzi e profondissima quiete…” , all’orizzonte e agli spazi infiniti del mare che vede dal porticato di casa sua a Porticello (Palermo).

Una forzatura letteraria, la mia, che testimonia l’universalità della poesia quando a rendere visione palpabile un sentimento, una riflessione e un’emozione è un grandissimo della nostra letteratura. La profondità culturale e la sensibilità di Giacomo Leopardi non hanno uguali nella sua sofferenza interiore, nella sua visionaria lucidità. L’immenso poeta meraviglioso tocca corde sensibili e sottilissime che mi porto dentro da sempre. “E il naufragar m’è dolce nel Suo mare”.

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