La testimonianza di Assunta Legnante all’IIS Laeng Meucci

“Il coraggio di credere nei propri sogni!”

Castelfidardo, 22 novembre 2020 – Campionessa assoluta, nello sport e nella vita, una vera forza della natura. Così Assunta Legnante ha saputo conquistare la grande platea virtuale collegata con l’Istituto Laeng Meucci nella serata di venerdì 20 novembre per il primo incontro del ciclo “Investire sul talento: a scuola con i campioni”.

Il progetto, che si avvale del finanziamento della Regione Marche in attuazione del piano regionale per le politiche giovanili, non poteva avere esordio migliore perché: “quando si parla di sport si parla di vita”, per usare le parole della sportiva, fuoriclasse dello sport paralimpico, pluricampionessa e detentrice del titolo mondiale ed europeo nel getto del peso.

Assunta Legnante

Ad aprire l’incontro i saluti del dirigente scolastico, Angelo Frisoli, dei sindaci dei Comuni di Castelfidardo Roberto Ascani e Osimo Simone Pugnaloni, alla presenza dei responsabili di sede e dei tanti studenti e docenti che hanno seguito la diretta streaming.

Lo sport e la sua forza di inclusione”, questo il titolo della lezione ascoltata dalle parole della campionessa, che ha raccontato la sua storia rispondendo alle tantissime domande ed alle curiosità. Nata in Campania, ascolana di adozione – è lì che nasce il soprannome di Cannoncino – Assunta Legnante ha fatto rivivere la sua vicenda di atleta e di donna, dagli esordi grazie ai Giochi della Gioventù a scuola, alle prime medaglie, ai record italiani, ai Giochi Olimpici, con una carriera in crescendo.

Poi il buio. L’aggravarsi della malattia, un glaucoma congenito, che le preclude la partecipazione alle Olimpiadi di Atene. “Sono andata incontro al buio di mia spontanea volontà ma non mi sono fatta fermare. Ho sconfitto le mie paure e ne ho fatto un trampolino di lancio per il futuro”. Nel 2012 la sua seconda possibilità: le Paralimpiadi di Londra, che Assunta affronta e vince, “non da disabile ma da ribelle”, guadagnando subito l’oro.  E da lì non si è mai fermata perché “bisogna sempre continuare a vivere e a sorridere nonostante tutto ciò che ti capita, bisogna avere la forza di andare avanti, credere in se stessi e che sia sempre possibile raggiungere i propri obiettivi”. 

Grandissima lezione, quella di Assunta Legnante, che nella generosità propria dei veri campioni ha invitato gli studenti a contattarla sui social e, rivolgendosi loro, ha detto: “Ragazzi, quello che vi posso dire è che non ci sono ostacoli che non si possano superare con la forza di volontà, contando soprattutto su se stessi”. Questa è la grandezza dello sport, eccezionale strumento di inclusione, che “ti permette di crescere, ti aiuta a rafforzare la tua autostima, ti dà la possibilità di conoscere i tuoi mezzi e le tue potenzialità”. 

Assunta Legnante ha salutato l’Istituto con il suo potente insegnamento – “Never give up”–  e con un simpatico aneddoto sulla sua partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016: “Una sera non riuscivo a dormire, malgrado fosse notte fonda sentivo delle urla pazzesche provenire da un campo vicino. “Vittoria!, Passa la palla!” Mi sono chiesta: “Chi può essere così folle da giocare a calcio a mezzanotte?” Risposta: un gruppo di non vedenti che, non riuscendo a dormire, aveva deciso di giocare a calcio!” 

L’appuntamento è per il prossimo 18 dicembre con l’ex pallavolista Andrea Zorzi e “La sconfitta ci rende liberi”.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi