Grande successo a Londra per il recital di Gianmario Strappati

Prossimo impegno del maestro fidardense al Bachmuseum di Lipsia in occasione della ricorrenza per la nascita del compositore

Castelfidardo, 29 gennaio 2019 – Sabato scorso, presso la St. Peter Church di Londra, il concertista Gianmario Strappati (Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo), ha tenuto un brillante e applauditissimo recital per tuba e pianoforte in duo con la musicista inglese Julie Aherne.

Londra – da sx: la pianista inglese Julie Aherne e Gianmario Strappati con la sua tuba nel concerto tenuto alla St. Peter Church

L’evento, al quale la stampa inglese ha dato ampio risalto, è stato patrocinato dalla British Italian Society, dalla Dante in Cambridge, dai Comites di Londra e dall’associazione internazionale Trevisani nel mondo.

Grande commozione in sala per le composizioni di A. Piazzolla dedicate alla “Giornata della Memoria” e per il celebre concerto di R. V. Williams eseguito nel ricordo del grande tubista inglese John Fletcher.

Londra – Il maestro fidardense Gianmario Strappati alla St. Peter Church

Ancora applausi e richieste di bis per i concerti di V. Bellini e  A. Marcello, per le celebri arie tratte dal melodramma italiano e per le virtuosistiche esecuzioni del volo del calabrone di N. R. Korsakov e della Czardas di V. Monti (scritta originalmente per violino),che hanno creato grande stupore tra gli ascoltatori.

Il musicista, che insegna a Castelfidardo, prosegue così una straordinaria tournée  che lo vedrà prossimamente impegnato al Bachmuseum di Lipsia in occasione della ricorrenza per la nascita del compositore.

 

redazionale


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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