Convegno Nazionale su Le donne nel-del Risorgimento

Si parlerà anche delle donne marchigiane che hanno recitato in passato un ruolo fondamentale per lo sviluppo socio-culturale della regione

Castelfidardo, 8 novembre 2019 – Nell’ambito del progetto storico pluriennale “L’Italia chiamò”, questo convegno vuol dare la giusta luce al protagonismo delle donne nelle vicende del Risorgimento Italiano. Con il titolo “Le donne nel-del Risorgimento”, si svolge a Castelfidardo il 9 novembre alle ore 15 nel prestigioso Salone degli Stemmi della Civica Residenza.

Organizzato dalla Fondazione Ferretti, Associazione TR800, Italia Nostra, Comune di Castelfidardo, Deputazione di Storia Patria per le Marche, ProLoco Castelfidardo e con i patrocini di Assemblea legislativa Regione Marche, Commissione Pari Opportunità Regione Marche, Consulta Pari Opportunità Castelfidardo e dei Musei del Risorgimento di Castelfidardo, Roma, Torino e Bologna.

Un pomeriggio di studi che apre un nuovo capitolo di ricerche storiche del Museo risorgimentale della battaglia di Castelfidardo. Nonostante vari e importanti tentativi, il ruolo delle donne è sempre stato considerato subordinato agli uomini e la storiografia giunta fino ad oggi non valorizza sufficientemente le azioni delle singole eroine conosciute e sconosciute.

Si parlerà anche delle donne marchigiane che svolsero altresì un ruolo di animatrici nei salotti intellettuali e di diffusione delle idee risorgimentali, di accoglienza degli esuli, della realizzazione di scuole ed istituti professionali, di asili per gli orfani, di studi sui problemi sociali e del lavoro.

Coordinati da Eugenio Paoloni, presidente della Fondazione Ferretti, i relatori saranno: la dott.ssa Mirtide Gavelli del Museo civico del Risorgimento di Bologna, la prof.ssa Patrizia Caporossi filosofa e storica delle donne, la prof.ssa Pupilli Lidia direttrice scientifica dell’Associazione di Storia Contemporanea, il prof. Massimo Morroni ricercatore storico, il prof. Giuseppe Monsagrati ordinario di Storia del Risorgimento all’università Sapienza di Roma; la sig.ra Janula Malizia ricercatrice dell’ass.ne TR800, la prof.ssa Antonella Maggini dell’Istituto Comprensivo “N. Badaloni” di Recanati, la dott.ssa Chiara Censi ricercatrice e storica dell’arte.

Il convegno è aperto a tutti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

A proposito del 13enne spacciatore maceratese

Procurava marijuana anche ai compagni di scuola più piccoli


Macerata, 16 novembre 2019 – Di questi tempi, coltivare e spacciare marijuana è diventato il lavoro più semplice del mondo. Un’attività redditizia esentasse che, seppur vietata a termini di legge, viene praticata da chiunque: nonnine, nipotini, extracomunitari, migranti, privati cittadini italiani d’ogni età, studenti, impiegati, operai, contadini lungimiranti menefreghisti più o meno improvvisati.

Una droga, la marijuana, che in Italia si coltiva ovunque: sul terrazzo di casa nella bella stagione, in garage o appartamenti super attrezzati nella brutta; piccole piantagioni all’aperto occultate fra i campi di grano o al chiuso di serre vivaiste.

Insomma, ovunque tu viva se vuoi acquistare un po’ “d’erba” ti basta andare in un centro abitato munito di pochi euro e il gioco è fatto. Ancora più facile se hai qualche conoscenza giusta: un semplice messaggino su whatsApp e lo spinello (foto) ti arriva a casa comodo, comodo.

Oggi, se dici che la marijuana fa danni notevolissimi al cervello, o che è quasi sempre l’anticamera per arrivare al consumo delle droghe pesanti iniettate con la siringa o delle pastiglie sintetiche, vieni additato come l’ignorante di turno. Come quello che diffonde notizie false… o fa terrorismo psicologico perché incompetente nel merito. Invece non è così, e chi lo afferma deve averne consumata parecchia di quella roba. Per certa gente, essere beccata con uno spinello in tasca è la normalità, non fa neppure notizia. Invece, fa notizia eccome!

Come a Macerata – ma è solo la più fresca – dove uno studente di appena 13 anni è stato beccato dagli agenti della Squadra Mobile maceratese a spacciare marijuana a scuola. Parliamo di scuola media inferiore, se non ho sbagliato i conti. E quel che è peggio, la droga era destinata anche ai compagni di scuola più piccoli.

Sarà anche una non notizia, ma mi domando: chi sono i genitori del 13enne? che insegnanti ha il ragazzo? qual è il suo contesto sociale fuori dalla scuola? come li spendeva i denari provento dello spaccio? Ma, soprattutto, che uomo sarà domani?

Con tutta probabilità continuerò ad essere l’ignorante di turno, quello che diffonde notizie false e fa terrorismo psicologico. Me ne farò una ragione e continuerò per la mia strada. Ma ai detrattori e faciloni vorrei augurare, semmai ne avranno, di non ritrovarsi domani con figli tredicenni come lo studente maceratese. Fumare o spacciare uno spinello non fa più notizia come, ahimè, non fa più notizia una vita serena, equilibrata e piena di sani valori. I nostri figli, complici certi genitori, se li stanno fumando tutti!


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