Cerimonia del XXV Aprile con Anna Rosa Nanetti

A Castelfidardo “La Resistenza con gli occhi dei bambini “. Testimonianza della professoressa scampata alla strage di Marzabotto

Castelfidardo, 23 aprile 2022 – Si torna a celebrare in presenza lunedì 25 aprile la Festa della Liberazione, con una cerimonia che – nel rispetto delle vigenti normative anticovid – si svolge prevalentemente presso il Salone degli Stemmi a partire dalle 10.30.

In un mondo scosso da nuovi, assurdi, venti di guerra, il tema assunto come fulcro dell’incontro partecipato dalle autorità istituzionali e culturali è: “La Resistenza con gli occhi dei bambini “.

Ad offrire la sua preziosa testimonianza è la professoressa Anna Rosa Nanetti, scampata all’eccidio di Monte Sole del settembre 1944, tristemente noto come strage di Marzabotto.
L’intervento verrà introdotto dal saluto del sindaco Roberto Ascani e della presidente della locale sezione Anpi Elisa Bacchiocchi. A seguire, il contributo degli Istituti Comprensivi locali e quello sonoro del Complesso Filarmonico ‘Città di Castelfidardo’. A fine mattinata, la deposizione della corona d’alloro in memoria dei caduti ricordati nell’atrio del Comune e al cippo dei Fratelli Brancondi.

La professoressa Anna Rosa Nanetti (foto d’archivio)

Nel pomeriggio, alle 18.30, in Piazza della Repubblica nella cornice del Festival dell’entroterra, spettacolo musicale dei ‘Sambene’, preceduto da letture sulla resistenza in collaborazione con l’Anpi.

Programma

Ore 10,30
Saluto del sindaco Roberto Ascani
Saluto della presidente locale Sezione Anpi Elisa Bacchiocchi
Testimonianza della professoressa Anna Rosa Nanetti
Contributo degli Istituti Comprensivi locali
Deposizione di corona d’alloro nell’atrio del Comune
Esibizione del Complesso Filarmonico “Città di Castelfidardo”

Ore 11,30
Partenza di una staffetta al cippo che ricorda l’eccidio dei Fratelli Brancondi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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