Castelfidardo – Transumanza in tour apre CineCittà

Giovedì 16 novembre al cineteatro Astra primo appuntamento della rassegna di cinema e parole

Castelfidardo – Il trio folk genovese “Vito e le Orchestrine” alla scoperta delle nuove forme di vita contadina in un tour rural-musicale attraverso le campagne italiane: si apre giovedì 16 alle 21.30 con “Transumanza” di Valerio Gnesini, la nuova edizione di cineCITTA’, la rassegna di musica e parole organizzata dall’assessorato alla cultura in collaborazione con la ditta Verolini.

Il taglio documentaristico di questa edizione trova piena espressione nell’esperienza del trio (presente in sala per il dibattito), che ha visitato sei fattorie innovative, aperte e ospitali entrando a contatto con le loro tradizioni e le loro storie.

Questo incrocio è la transumanza: incontro di popoli e usanze, locali e globali, apprendimento di tecniche e saperi antichi e sempre di più attuali. Attraverso l’arte, le esperienze, le emozioni, le fatiche e le tensioni del trio voce chitarra violino e dei gestori delle sei fattorie, si capirà cosa significa proteggere un mondo antico e le sue tradizioni, l’importanza di continuare a coltivare la terra con metodi diversi, testimoniando quello che possiamo definire un nuovo fenomeno sociale, quello del ritorno.

Ritornano alla terra giovani laureati, famiglie stanche della dittatura del consumismo, disoccupati in cerca di una strada fuori dalla sopravvivenza, ritornano gli eredi di quella generazione che ha combattuto per avere il figlio dottore e che ora lo vede curare quella terra dalla quale era scappata.

Ingresso 5 euro, abbonamento a tutti i quattro spettacoli 15 €

Il cartellone della rassegna:

Giovedì 16 novembre: Transumanza

Giovedì 23 novembre: Walk with me

Giovedì 30 novembre: Figli della libertà

Giovedì 7 dicembre: Le memorie in un mantice.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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CAOS DEL GIORNALISMO – CASTE DELL’INFORMAZIONE

12 novembre 2018 – Editori di giornali, giornalismo e giornalisti nell’occhio del ciclone in Italia. Una categoria, quella dell’informazione nostrana, che un po’ rispecchia l’andazzo della Nazione e dove da tempo occorrerebbe mettere mano. Con il Governo attuale pronto a farlo come i 5stelle e Di Maio hanno preannunciato.

Caos è il primo termine che mi esce dalla penna, con tutto il rispetto verso i vari attori della commedia. Dove, a proposito di teatro, i vari registi mettono in scena la stessa rappresentazione ma interpretandola ognuno a modo proprio. Una scenografia da teatro dell’assurdo disegnata su più livelli dove, a farla da padrone, ci sono in primis gli editori e in secundis i profitti. Con quel diavolo di Godot (l’informazione seria e professionale), che tutti aspettano ma che non arriva mai.

Traduciamo. Gli editori, che hanno la cassa in mano, pagano otto euro a pezzo (spese comprese) alla stragrande maggioranza dei giornalisti. Facciamo due conti. Per arrivare a guadagnare uno stipendio di 1.200 euro, il poveretto dovrà scrivere 150 pezzi in un mese. Sono cinque articoli al giorno per 30 giorni. E questo significa che o fai tanti copia-incolla o non ce la fai.

Contributi statali alla carta stampata? Ammontano ad oltre 52milioni di euro l’anno (dati 2017). Avvenire, 5,9 mln; Italia Oggi 4,8; Libero 3,7; Il Manifesto 3 mln; Quotidiano del Sud 2,8, per citare i primi 5. Con i periodici della Chiesa che la fanno da padrone e con finte cooperative create ad hoc per poterli incassare. Forse caos non è il termine adatto.

Giornalisti schierati? Certo, tutti quelli che scrivono per testate schierate o di proprietà di partiti politici. Se non sei d’accordo, o cambi giornale o cambi mestiere. Tanti si allineano.

L’Odg, l’ordine nazionale dei giornalisti, tutto questo lo sa benissimo ma si limita a pretendere 120 euro l’anno come quota associativa da parte degli iscritti. Da tutti, compresi quelli, la maggioranza, che a 1.200 euro al mese non arriveranno mai. E lo sa benissimo anche la Fsni, il sindacato unitario dei giornalisti che a loro nome firma i contratti nazionali di categoria. Lo sa la Fieg, federazione editori giornali, e l’Usigrai, sindacato giornalisti Rai… Tutti lo sanno e nessuno che intervenga.

Esistono editori seri che editano giornali seri dove scrivono tanti giornalisti in gamba, che con difficoltà immani si muovono in questo marasma da riordinare e bonificare. E mi sa che dopo questo pezzo, anch’io dovrò cambiare mestiere…

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