Castelfidardo – Tracce di 800: otto quartieri per una fedele rievocazione storica

Oltre 500 figuranti in costume pronti a trasformare la città il 18 e 19 agosto

Castelfidardo – Spente le luci di una ricca e positiva edizione di Girogustando, scatta il count down per il prossimo evento clou dell’estate castellana, frutto di un accurato lavoro di preparazione. Otto quartieri per un evento in grande stile quello che Castelfidardo si appresta a vivere in doppia giornata venerdì 18 e sabato 19 agosto sotto la regia di Tracce di 800 e dell’Amministrazione comunale.

Seguendo il virtuoso percorso intrapreso, non sarà “solo” una spettacolare festa popolare che ripristina fedelmente il clima di fine ottocento, ma un modo per riscoprire la propria identità storica, divulgando fatti, tipicità e personaggi locali. Cuore dell’organizzazione, i 500 figuranti in abiti d’epoca espressione dei quartieri che si contenderanno il palio dell’acqua e saranno attori-protagonisti di altrettanti allestimenti.

I “boscaioli” del Cerretano, disposti in piazza Trento Trieste, metteranno in mostra i… muscoli e il talento delle proprie donne al telaio originario di fine 800 utilizzato nel laboratorio di tessitura. I “vicini” dell’Acquaviva (piazza Trento Trieste), che secondo tradizione attingevano il proprio benessere dalle acque dell’antico torrente, evocheranno da par loro le attività di pesca e legna.

Conti, sensali, fattori, maniscalchi, contadini e frati di Sant’Agostino (imbocco via Marconi), ricorderanno la devozione a Santa Rita e… a un buon bicchiere di vino, mentre San Rocchetto si stabilirà lungo corso XVIII Settembre con tanto di strillone che annuncia le ultime notizie, il chiosco dell’acquafrescaio e il lavorio delle donne che preparano pasta a mano.

I Fornaciari (detentori del palio) tornano davanti alla Pro Loco con il loro carico di mattoni prodotti nella vecchia fornace, mentre la Figuretta riporta in piazza Leopardi la figura storica della lattarola e dello scrivano. Fieri ed eleganti i nobili terzieri (quartiere centro, atrio Palazzo Comunale) siederanno attorno alla tavola imbandita per celebrare l’allaccio dell’acqua potabile con il sindaco Francalancia, con il benefattore Ciriaco Mordini, la marchesa di Barolo e il suo fedele collaboratore Silvio Pellico, aspettando la scolaresca di Suor Enrichetta Dominici.

Ma ad incombere sulla festa, non mancheranno i briganti della “Lega de Bicicchia” delle “Crocette”, le cui scorribande ed il cui covo saranno ulteriormente potenziate e mimetizzate con effetti sorprendenti. Rispetto alle precedenti edizioni il palinsesto si arricchisce della birra a caduta con scenografia ottocentesca a Porta Marina, e sei sono i punti ristoro sparsi per il centro, aperti dalle 19.00 di entrambi i giorni con una grande varietà di piatti semplici e gustosi calati nella realtà dell’epoca: la cantina degli Agostiniani, da Maria la Cantiniera, la locanda dei Briganti, giardini Sant’Anna, ristoro La Figuretta, spaccio di vino e cucina San Rocchetto.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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