Carnevale Castellano con musica, clown e laboratori

Martedì dalle 15,30 in piazza della Repubblica - Vietato l’utilizzo di bombolette spray

Castelfidardo – Si rinnova l’appuntamento con il Carnevale dei bambini. L’assessorato alla Cultura in collaborazione con la Pro loco propone domani 13 febbraio, nella giornata del martedì grasso, la 59ª edizione della festa più colorata e animata dell’anno.

Appuntamento (tempo permettendo) alle 15.30 in Piazza della Repubblica, dove le mascherine saranno accolte da musica in filodiffusione, laboratorio creativo di maschere, animazione del gruppo “animazione in costruzione” dell’Avulss, castagnole e dolcetti offerti in collaborazione con il Comitato Acquaviva.

Castelfidardo – Una foto tratta da I Circondati lo spettacolo comico in scena per marted’ grasso all’Auditorium San Francesco

Alle 17.30, ci si sposta in Auditorium San Francesco per lo spettacolo magico-comico de “I Circondati” (al secolo gli artisti Luciano Menotta e Diego Carletti) che portano in scena uno dei loro show più apprezzati, premiati e rappresentati sia in Italia che all’estero: Tri quarter. Un clarinetto e un organetto, danno vita a un concerto che fin dall’inizio non trova una posizione “comoda”.

Due personaggi che nell’assenza di parole hanno trovato il loro linguaggio ideale esprimendosi con musica, acrobalance, giocoleria, beat-box, pantomima e giocando con un vecchio baule e un secolare grammofono. Un gioco senza sosta e senza regole che riesce a trovare la conclusione solo nei versi di una poesia. Spettacolo a ingresso libero.

Il comando di Polizia locale ricorda che – affinché il divertimento non trascenda – domani sarà in vigore l’ordinanza del sindaco che vieta, in tutto il perimetro del centro storico, l’utilizzo di bombolette spray di qualsiasi genere, sia ad emissione di filo che di schiuma. Ai trasgressori tale materiale verrà sottratto o distrutto, e gli stessi perseguiti a norma di legge.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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