42° Pif, a Castelfidardo vince il russo Artur Adrshin

Arriva da San Pietroburgo il 23enne allievo di Alexander Dmitriev

Castelfidardo – 42esimo Premio Internazionale della fisarmonica: il vincitore Artur Adrshin (foto Nisi)

Castelfidardo – “It’s incredible for me“: Artur Adrshin iscrive il suo nome nel prestigioso albo d’oro del Pif con merito e stupore. La sua intensa e passionale interpretazione di Diatessaron, melodico brano d’obbligo composto dal maestro Angelo Biancamano eseguito con l’orchestra d’archi del Conservatorio di Fermo diretta dal maestro Piccone Stella, è valsa il primo posto con uno scarto infinitesimale nella finale live che ha portato sul palco dell’Astra una terna dalle eccellenti qualità tecniche.

Il giovane russo di San Pietroburgo (classe ’94) allievo di Alexander Dmitriev, già vincitore della categoria solisti nel 2016, ha preceduto di misura una coppia cinese: Mao Junhao, al secondo “argento” consecutivo nella medesima competizione, unico a suonare a memoria, e il ventenne Zhang Zhiyuan. La Russia torna dunque ad essere la regina del Pif a distanza di sette anni dall’ultimo trionfo (2010: Bondarenko), attestando per la 12^ volta la sua supremazia nella sezione più nobile e prestigiosa della storica rassegna fidardense.

Castelfidardo – L’esibizione del vincitore (foto Nisi)

La scuola russa intasca complessivamente quattro successi, tre fra i solisti, cui va aggiunta l’affermazione nella world music della bielorussa Smolevichi accordion and folk music child orchestra.

La Cina si mantiene al top con tre vittorie, due finalisti e il concorrente più piccolo (il tenerissimo Hanshuo Wang, 8 anni), la Polonia sale due volte sul gradino più alto tra i solisti under 15 e nel jazz, Svizzera e Francia strappano consensi nella musica da camera e nella sezione classica dei più giovani.

L’Italia esulta con il Sangineto’s trio nella world music e tanti nobili piazzamenti: Michele Bianco è il migliore italiano nel Pif, il pugliese Arcangelo Pignatelli coglie un bel 2° posto nella categoria B, al pari di Luigi Gordano, calabrese terzo piazzato nella categoria C.

Castelfidardo – Il sindaco Ascani premia Artur Adrshin

Piacevolmente impressionato dalla maturità artistica di questi giovani”, il commento del presidente di giuria Angelo Biancamano che ha ringraziato.

«Un’edizione entusiasmante sotto tutti i punti di vista – il bilancio del sindaco Roberto Ascanil’ampia partecipazione di artisti e pubblico, l’ambiente e i tanti attestati di stima premiano le scelte volte alla promozione dello strumento abbattendo i confini territoriali e facendo leva sulle comuni radici culturali».

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Fate come vi pare, ma non siate stupidi!

Breve reportage sul professor Matteo Bassetti al Festival osimano del Giornalismo d’inchiesta delle Marche


Camerano, 12 settembre 2021 – C’è questo fatto dello scorso venerdì, quello del professor Matteo Bassetti (al centro nella foto) – infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino di Genova – ospite al Teatro Torquis di Filottrano della decima edizione del Festival del Giornalismo d’inchiesta delle Marche.

C’è la reazione sui social alla notizia pubblicata da Corriere del Conero, da parte di centinaia di lettori o pseudo tali, che hanno letteralmente massacrato Bassetti per il suo ardire a partecipare ad un festival giornalistico, lui che: “giornalista non è”, “più divo televisivo che infettivologo”, “stattene a casa, merda”, “vergognati, sei al soldo delle Bigfarma e racconti un sacco di balle”, e altre simili amenità postate dai tantissimi laureati all’Università dell’insulto-ignoranza-maleducazione.

A salutarlo, l’altra sera a Filottrano, c’erano il Prefetto di Ancona Darco Pellos, il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Franco Elisei, l’ex sindaco di Osimo Stefano Simoncini che il Covid ha costretto su una carrozzina, lo staff organizzativo dello Ju-Ter Club e di +76, una platea di spettatori contingentata dalle normative antivirus e tantissime forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Digos, Polizia Locale.

Da emerito ignorante in materia di pandemie, possessore del Green Pass (senza il quale non avrei potuto essere lì, né svolgere la professione di giornalista che racconta eventi e partecipa alle conferenze stampa, senza per questo sentirmi costretto, discriminato o defraudato della mia libertà d’espressione o di movimento), ho passato oltre due ore ad ascoltare Bassetti. E la conclusione è che mi è piaciuto sia come uomo sia come medico. Mi piace il suo modo schietto e diretto nel raccontare, il suo parlar chiaro senza timore di mandare a quel paese chi dice stronzate (modus che mi appartiene), la sua preparazione che non mi appartiene affatto.

Pensatela come vi pare. In natura, ogni specie ha il dovere di fare qualunque cosa in suo potere per salvaguardarsi, iniziando dal singolo e dalla cerchia parentale. Non esiste una regola o un protocollo, esiste l’istinto, nel caso del genere umano il buon senso, specialmente quando il nemico da combattere non si conosce e le azioni vanno inventate lì per lì e pesate in base alle sue reazioni. Inoltre, gli errori vanno messi in conto. Per cui, al di là delle mie impressioni personali, ecco alcune cose dette l’altra sera in ordine sparso da Bassetti. Leggetele come vi pare.

“Quando la critica diventa violenza, allora è inaccettabile”; “Noi siamo fortunati, chi protesta contro i vaccini dovrebbe pensare a tutti quei Paesi che ci invidiano il nostro accesso alle cure. In Africa è stata vaccinata solo il 2% della popolazione”; “il nostro sistema sanitario è uno dei tre migliori al mondo”; “in un mese, durante la fase acuta della pandemia, alcuni medici ed infermieri hanno accumulato fino a 230 ore di straordinario, e su quello non hanno avuto un euro”; “per dedicarci completamente al Covid, abbiamo chiuso gli altri reparti e questo non è più accettabile”; “quando la politica entra nella medicina fa un grande casino, ognuno faccia il suo mestiere”; “ho molta paura di quella politica che fa l’anti-scienza”.

A Matteo Bassetti piace la televisione? È vero. Nelle 50 stanze della terapia intensiva al San Martino, grazie ad una donazione del Rotary di Genova ha fatto installare 50 televisori: “i pazienti non potevano sentire la voce per via dei respiratori accesi, ma almeno vedevano delle immagini in movimento anziché una parete bianca”.

Non vedo l’ora di poter fare il terzo richiamo del vaccino. Non perché sia un maniaco delle inoculazioni, tutt’altro. Semplicemente perché al momento la medicina non ha altro da offrire per combattere le varianti del Covid e, come ha spiegato Bassetti: “le varianti si sviluppano proprio là dove il tasso di vaccinazione è stato molto basso, non a caso sono arrivate dall’Inghilterra, dal Brasile, dall’Africa…” Scuole di pensiero… In ultimo, ma questo lo dico io, fate un po’ come vi pare ma non siate stupidi né tantomeno violenti!

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