Il Circolo Camerano Bianconera commemora le vittime dell’Heysel

Domenica 29 maggio dalle ore 18.00 in Via Scandalli: deposizione corona di fiori al cippo, torneo di calcio a 5 adulti/ragazzi e… porchetta gratis per tutti!

Camerano, 21 maggio 2022 – Sono trascorsi 37 anni da quel nefasto giorno del 29 maggio 1985 quando allo stadio Heysel di Bruxelles si consumò la tragedia, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600.

Il 4 settembre 2021, il Circolo Camerano Bianconera, grazie alla condivisione dell’Amministrazione comunale di allora, aveva posto un cippo con targa commemorativa nei giardini di Via Scandalli per ricordare quelle vittime, e l’intera area era stata intestata proprio a loro.

Domenica 29 maggio 2022, come detto, ricorrono i 37 anni da quella tragedia e il Circolo Camerano Bianconera la vuole commemorare con amicizia, affinché un momento di commozione possa trasformarsi in un momento di comunione.

Camerano – Il campetto Ballarini in Via Scandalli nell’area dedicata alle vittime dell’Heysel

Un momento dedicato ai soci del circolo e loro familiari, ma pure a chiunque volesse aggregarsi, cameranesi e non, con il seguente programma:

  • ore 18.00, deposizione di una corona di fiori al cippo di Via Scandalli;
  • a seguire, torneo di calcio a 5 nel Campetto Ballarini tra adulti e ragazzi, aperto anche alle donne e alle ragazze;
  • a seguire, al termine delle premiazioni, panini con porchetta per tutti.

Per consentire la costituzione delle squadre e il calendario del torneo, e per sapere, indicativamente, quanti panini andranno preparati (offre il Circolo), gli organizzatori invitano gli interessati a prenotarsi entro mercoledì 25 maggio ai seguenti numeri:

Nicola: 338 67 15 561; Matteo: 366 59 35 079.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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