Camerano – Inaspettatamente… Verdicchio! al Bistrò Cucina & Vini di Via Maratti

Venerdì 23 febbraio, presso il ristorante, l’azienda vinicola CasalFarneto presenta quattro Verdicchi di ultima generazione abbinati ad un menù studiato per l’occasione dallo chef Marco Grassetti

Camerano – Nel cuore della provincia anconetana, incastonato fra gli Appennini e il mare, sorge il Comune di Serra de’ Conti. Un territorio vocato da sempre alla produzione di uno dei vini bianchi più celebrati delle Marche: il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Una veduta dell’azienda vinicola CasalFarneto. Nel riquadro, il titolare Paolo Togni

A Serra de’ Conti, fra le tante della provincia dorica, opera la cantina CasalFarneto che del Verdicchio ha fatto una delle sue produzioni d’eccellenza. Per promuovere le sue ultime creazioni come un Verdicchio spumantizzato o un passito con muffe particolari, CasalFarneto ha scelto tra le altre una via intelligente: organizza serate culinarie nei ristoranti. Come a dire: dal produttore al consumatore con l’intermediazione degli chef titolari dei locali prescelti.

Marco Grassetti e Francesca Cingolani, rispettivamente chef e responsabile di sala del Bistrò Cucina & Vini di Camerano

Fra questi, c’è il ristorante Bistrò Cucina & Vini di Camerano. In cucina lo chef Marco Grassetti coadiuvato in sala dalla moglie Francesca Cingolani. Venerdì 23 febbraio, inizio ore 20.30, CasalFarneto presenterà al Bistrò quattro dei suoi Verdicchi abbinati ad un menù studiato appositamente da chef Grassetti composto da cinque portate:

– Salmone marinato agli agrumi, con yogurt bianco e mela verde;

– Tartare di tonno, con tartufo bianco di Acqualagna;

– Risotto con gamberi, crema di zucchine al profumo di zafferano;

– Zuppetta di pesce;

– Selezione di formaggi;

Camerano – Un angolo degli interni del ristorante Bistrò Cucina & Vini in Via Carlo Maratti 51-53
Inaspettatamente… Verdicchio! questo il nome dell’iniziativa, è un vero e proprio percorso enologico proposto ai commensali e verrà presentato, portata dopo portata, da Alessandro Mariotti,
Bistrò Cucina & Vini, in Via Carlo Maratti 51, è un ristorante presente a Camerano dal settembre 2015. Vanta, nella bella stagione, l’uso della terrazza del Belvedere con una vista panoramica incredibile che spazia dai colli di Osimo, Castelfidardo, Loreto, fino al mare e agli Appennini.
Lo chef Marco Grassetti propone menù stagionali – che varia ogni tre mesi – della cucina tradizionale marchigiana. Paste fatte in casa, prodotti rigorosamente freschi di aziende locali, pescato del giorno.
Bistrò Cucina & Vini
Via Carlo Maratti 51-53 Camerano
Serata Inaspettatamente… Verdicchio! Venerdì 23 febbraio ore 20.30
costo: 35 euro a persona
prenotazione obbligatoria: tel. 071 731914

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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