Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

Un 2017 carico di aspettative e fardelli pesanti

Iceberg: l'editoriale

È andato. Sull’onda di pochi, pochissimi rimpianti il 2016 è uscito di scena definitivamente lasciando dietro di sé orme profonde che hanno segnato la nostra esistenza. In molti casi in modo indelebile.

Certo, ogni anno che se ne va è accompagnato dalla medesima storia: qualcuno non vede l’ora che finisca e che, andandosene, porti con sé tutte le brutture e le disgrazie vissute; altri invece, cui è andata meglio, lo salutano ringraziandolo e auspicando che il nuovo non sia da meno.

Un'immagine dell'attentato di Bruxelles
Un’immagine dell’attentato di Bruxelles

Però, diciamocelo, questo bisesto 2016 non si è fatto mancare nulla sul piano delle disgrazie, degli attentati, delle catastrofi naturali e dei decessi illustri. E non è che andandosene cancelli ogni cosa: la maggior parte dei problemi li lascia in eredità ad un imberbe e fragile 2017 che, timoroso e frastornato, si affaccia agli onòri ed óneri di un Mondo sempre più complicato e difficile da decifrare e governare.

Proviamo a riassumere, in breve, i fatti salienti che hanno caratterizzato il 2016

2 febbraio: al Cairo muore Giulio Reggeni

22 marzo: attentato di Bruxelles: 32 morti, 250 feriti

maggio: le unioni civili diventano legge

giugno: il governo delle città di Torino e Roma passano in mano al M5s

23/6: il Regno Unito esce dall’Unione Europa (Brexit)

1 luglio: strage di Dacca: 9 italiani torturati e uccisi

12 luglio: scontro di treni in Puglia: 23 morti

14 luglio: strage di Nizza: 80 morti e centinaia di feriti

15 luglio: fallito golpe in Turchia: 290 morti, 1440 feriti

24 agosto: sisma in centro Italia: 299 vittime

30 ottobre: sisma in centro Italia: decine di migliaia di sfollati

8 novembre: Donald Trump è il nuovo presidente Usa

24 novembre: nubifragi in Piemonte: esonda il Tanaro

25 novembre: muore Fidel Castro

4 dicembre: vince il NO al referendum, fine del governo Renzi

Nel volgere di una settimana circa nasce il nuovo governo Gentiloni, praticamente identico a quello Renzi

18 dicembre: strage di Berlino: 12 vittime

dicembre: assedio ed evacuazione di Aleppo

31 dicembre: strage in discoteca a Istanbul, 39 morti e 69 feriti

Come se quanto sopra non fosse sufficiente per salutarlo senza rimpianti, il 2016 ha prodotto vuoti spaventosi anche nel mondo della musica e della cultura. Nell’ordine, ci hanno lasciato:

David Bowie
David Bowie

10 gennaio: David Bowie

14 gennaio: Alan Rickman: il professor Piton nella saga di Harry Potter

19 febbraio: Umberto Eco

21 aprile: Prince, l’autore di Purple Rain

19 maggio: Marco Pannella, leader e cofondatore del Partito radicale

27 giugno: Bud Spencer, attore romano

30 giugno: Anna Marchesini, del trio comico Solenghi, Marchesini, Lopez

13 ottobre: Dario Fo, premio Nobel per la letteratura

10 novembre: Leonard Cohen, cantautore canadese

11 novembre: Vittorio Andrei, giovane rapper romano

25 novembre: Fidel Castro

25 dicembre: George Michael

27 dicembre: Carrie Fisher, attrice, la principessa icona di Star Wars

28 dicembre: Debby Reynolds, attrice, interprete di Cantando sotto la pioggia, mamma di Carrie Fisher

Fidel Castro
Fidel Castro

Certo, la morte è parte essenziale della vita, se non avvenisse significherebbe che non si è vissuto, ma è dura accettarne la realizzazione perché toglie affetti e simboli. Parliamo di persone, ovvio, ma il concetto vale anche nel regno animale o vegetale.

Tornando all’imberbe 2017 c’è da augurarsi che il neonato cresca in fretta e armato di buon senso. Troppi i temi cruciali che nel mondo attendono una soluzione. Sempre che possa esistere davvero, per alcuni di essi. Tante le questioni in sospeso a cui mettere mano.

A livello mondiale c’è la questione del terrorismo islamico; quella degli immigrati clandestini e dei rifugiati extracomunitari. Le situazioni bollenti in Siria, in Libia, in Turchia. C’è da capire l’impatto Trump sui rapporti internazionali degli Stati Uniti; quello di Putin in Siria, e la sua reazione politica all’embargo americano ed europeo.

A livello europeo i temi sono di varia natura. L’impatto della Brexit a livello economico e sociale; la capacità della Merkel di restare in sella con autorità. Le elezioni presidenziali in Francia; il ruolo della Bce.

In Italia il 2017 sarà un anno cruciale. C’è da risolvere il salvataggio delle banche in crisi, con Monte dei Paschi in prima fila. C’è la legge elettorale da disegnare per portare al voto gli italiani. Le riforme da attuare dal momento che quando si affrontano si realizzano sempre a metà. Ci sono 3 milioni di italiani (dato istat), senza lavoro. Ci sono decine di piccoli Comuni ridotti in macerie dal terremoto da ricostruire. C’è un debito pubblico che anziché diminuire aumenta.

I danni causati da un terremoto sugli edifici sono spesso di grande entità. Quasi sempre la ricostruzione risulta molto più cara della prevenzione
Parecchi gli edifici crollati in centro Italia dopo le scosse telluriche di agosto e ottobre. Sarà una ricostruzione impegnativa

Senza contare il problema dell’abusivismo nelle abitazioni, quello dei clandestini, quello della burocrazia soffocante, quello castrante del piano di stabilità, quello della fuga dei giovani all’estero in cerca di lavoro e quello della fuga degli anziani all’estero alla ricerca di una vecchiaia più vivibile.

Insomma, tanta carne al fuoco attende questo 2017 sulle cui spalle la gente ha caricato un pesantissimo fardello di aspettative e speranze. Forse troppe. Ma è così ogni anno. È così che va: l’uomo ha bisogno di esorcizzare la propria sorte attraverso riti ciclici e immutabili. Un cerimoniale che rinnova annualmente per dare un senso al fatto di esserci. Consapevole, nell’intimo, che solo attraverso il lavoro può passare il suo riscatto. E questo, chi ha il potere di governare i destini, non lo può e non lo deve dimenticare. Mai.


2 commenti alla notizia “Un 2017 carico di aspettative e fardelli pesanti”:

  1. Luca says:

    Bene il 2016 ha portato molti dispiaceri a tutti e come anno bussato ha confermato il detto “funesto”.
    Se il 20 17 sarà peggiore..bé allora siamo veramente agli sgoccioli;sarà il caso di prendere provvedimenti globali seri?
    Buon 2017!

    • Grazie Luca… Buon 2017 anche a te. Confido che alla fine l’uomo possa trovare la capacità di risolvere le questioni importanti. Almeno, quel tanto che basta a non portarci sull’orlo del baratro… E se non lo faranno i politici, lo farà qualcun altro… A lungo andare, a forza di tirare, la corda si spezza…

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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