Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

“Perché Sandremo è Sandremo!”

 

Bruno Vespa
Bruno Vespa

Non ce ne voglia Bruno Vespa – ci avete fatto caso? – ma lui proprio non riesce a pronunciare la parola Sanremo senza metterci in mezzo quella “d” di troppo. Curioso, ma capita a tutti una parola dalla pronuncia ostica nell’immensità del lessico nostrano.

Ricordo che da ragazzino, quando ricevevo da mia madre l’incombenza di annaffiare i vasi di fiori, usavo dire: “innaffio”, anziché annaffio. Senza rendermi conto dell’errore, e impiegando del tempo per correggerlo.

Allora, prendiamo spunto dal Sandremo di “vespana” espressione per parlare, appunto, di Sanremo. Del festival della canzone italiana di Sanremo. Di questa 67esima edizione.

Ascolti paurosi di questi tempi, con uno share di oltre il 50%. Alla faccia di quelli che sui social si vantano scrivendo: “Io Sanremo non lo guardo”. Con tanti che scrivono “San Remo”, dimenticando o ignorando che si sta parlando di una città e non di un santo.

sanremo-2015-e-gia-flop

All’io Sanremo non lo guardo – scritto su Facebook con la valenza di: mica sono scemo e bigotto come tutti quegli italiani che lo fanno – ha risposto in modo appropriato il mio amico Sandro, chef a Marina degli Aregai che sta a un tiro di sputo da Sanremo con un secco: «E chi se ne frega!» (omettendo, per rispetto dei lettori, un intercalare fra chi e se che inizia con c….)

C’è, in molti internettiani, questa personale convinzione che a non guardare il festival si sia più intelligenti, superiori, al di sopra della massa. Un’autocelebrazione della propria cultura musicale così alta da non potersi “abbassare” al livello delle canzonette festivaliere. Mai sentita una bestialità più grande.

Sia chiaro, ognuno è libero di fruire della musica che preferisce. Libero di guardare o disertare questo o quel programma. Ma è inaccettabile la supponenza, l’equazione discriminatoria che si cela dietro all’affermazione “io non guardo…”

tastiera-pc

Se qualcosa non mi piace. Non mi piace, punto. Me lo tengo per me, non cerco di fare proselitismo alla mia causa. Perché, tra le tante altre ragioni, rischio di fare proseliti ignari verso una causa sbagliata. Perché una cosa è la musica, tutta la musica, un’altra il proprio gusto musicale. È un po’ come la storia dei vegani che spaccano i “cabbasisi” ai carnivori.

Come se non bastasse, gli stessi internauti dell’io non… ce l’hanno a morte con Gigi D’Alessio. Sui social lo massacrano, spesso insultandolo e mancandogli di rispetto. Avranno avuto un orgasmo, l’altra sera, nell’apprendere della sua eliminazione. Accompagnata, fra l’altro, da nomi illustri come quelli di Ron, Al Bano e Giusy Ferreri.

Gigi D'Alessio
Gigi D’Alessio

Quel Gigi D’Alessio che invece andrebbe rispettato alla grande. Perché intanto è un artista e un professionista serio e capace. Perché è un artista che dà lavoro a un sacco di maestranze dell’indotto. Perché è un artista che ha saputo portare la melodia italiana nel Mondo. Perché è un artista che ha venduto 20 milioni di copie dei suoi dischi. E per tutto questo, e molto altro ancora, andrebbe rispettato.

Perché tu, che lo critichi e te ne vanti sui social, nella tua vita da tastiera consumata davanti a un video, quanti dischi hai venduto per permetterti d’insultare uno così?

Non è di tuo gusto? Benissimo, sacrosanto. Ascolta la musica che ti pare. Ma smettila di offendere solo perché c’è qualcuno che mangia carne mentre tu ami solo la verdura!

Giusto per la cronaca, questa la classifica finale del 67esimo Festival della canzone italiana  di Sanremo 2017:

1° – Occidentali’s Karma, cantata da Francesco Gabbani

2° – Che sia benedetta, cantata da Fiorella Mannoia

3° – Vietato morire, cantata da Ermal Meta

4°Michele Bravi, 5° Paola Turci, 6° Sergio Sylvestre, 7° Fabrizio Moro, 8° Elodie, 9° Bianca Atzei, 10° Samuel, 11° Michele Zarrillo, 12° Lodovica Comello, 13° Marco Masini, 14° Chiara, 15° Alessio Bernabei, 16° Clementino.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

© riproduzione riservata


link dell'articolo