Un iceberg, nella sua parte emersa, mostra solo un settimo della sua struttura. La maggior parte della sua massa si sviluppa sotto il pelo dell’acqua. Resta nascosta alla vista. Non a caso questo spazio prende il nome dai giganti di ghiaccio. Da qui, cercheremo di svelare quella parte sommersa della notizia che spesso si nasconde sotto il pelo dell’indifferenza, della fretta, dell’interesse occulto.

Pasqua significa “rinascere”

Cerchiamo dentro di noi le risposte per migliorare il nostro futuro

Dire, scrivere, che siamo alla vigilia di Pasqua 2017 non è una notizia: suona quasi banale una simile affermazione.

La notizia sta nel fatto che Noi siamo qui a celebrarla. Ancora una volta, nonostante tutto. E poco importa essere credenti o meno, quel che importa è l’essere qui, insieme ai propri cari, a rivivere per un altro anno questa scadenza di Pace. Nonostante tutto.

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Nonostante i nostri personali guai, perché tutti ne abbiamo. Nonostante le difficoltà quotidiane che ogni mattina trillano insieme alla sveglia. Nonostante il mondo che si muove intorno a noi e che ogni giorno ci propina notizie e accadimenti che mai avremmo voluto conoscere.

La parola Pasqua deriva dall’aramaico Pasha, che significa “rinascere”. E mai come oggi, come quest’anno, si avverte in ognuno di noi una forte spinta alla rinascita. Dell’economia, della politica, del lavoro, delle proprie aspettative.

La voglia di tornare ad avere aspettative, la possibilità di credere ancora nel futuro, e di poterlo progettare – un modus mentale che non ci appartiene più da troppi anni – è fortissima in ognuno di noi. Ovviamente per noi, ma soprattutto per i nostri figli.

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Chi dovrebbe governare, incanalare e mettercele a disposizione certe aspettative – li paghiamo per questo – si affannano da anni a provarci ma senza costrutto. La verità è che probabilmente non sono in grado di farlo, o non ne hanno il coraggio. Perché occorre coraggio a sovvertire un sistema votato ai lauti guadagni piuttosto che all’equità sociale. Dove, per equità sociale, non si intende tutti uguali ma tutti con una propria e certa dignità nel rispetto delle disparità di genere.

Detto in altri termini, ben vengano i ricchi, le multinazionali, la grande finanza, perché sono necessari al sistema e in grado di produrre benessere e posti di lavoro. Se invece – ed è quello che è capitato negli ultimi  decenni – queste figure pensano soltanto ad aumentare il proprio personale benessere a scapito di tutti gli altri, ecco che ci ritroviamo dove siamo oggi.

Ben venga allora una nuova Pasqua, una nuova rinascita, e che parta dall’interno di ognuno di noi. Perché è solo dentro di noi che possiamo trovare le risposte, la volontà e il coraggio in grado di sovvertire quel quotidiano che non ci piace.

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Per non dover più subire la vista di operai a spasso perché la propria azienda ha delocalizzato altrove; o di anziani con una pensione da fame che non arrivano a fine mese e rovistano nei resti del mercato rionale; o di giovani coppie che non fanno più figli perché un lavoro precario – quando c’è – gli ha rubato il futuro e un pezzo di dignità.

Per non dover più subire la vista di quelle migliaia di extracomunitari ridotti quasi alla schiavitù – molte donne costrette con il ricatto o la violenza a prostituirsi – da un sistema medioevale di sfruttamento; o dei nostri figli costretti a cercarsi un lavoro all’estero perché qui, a casa loro, nessuno ha pensato a costruirglielo.

Buona rinascita a ognuno di voi, dunque. Buona Pasqua!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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