Ancona – Laurea Honoris Causa a Joseph E. Stiglitz

La cerimonia di conferimento si terrà giovedì 2 novembre alle ore 9:30 nell’Aula Magna dell’Università Politecnica delle Marche

Ancona – L’Università Politecnica delle Marche sempre attenta a intercettare il “futuro” su scenari aperti, interessata ai processi d’internazionalizzazione con prospettive sempre più europee, vuole continuare ad essere un’università capace di processi di contaminazione utili allo sviluppo dei nostri territori.

Joseph Eugene Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia

In questo contesto si inseriscono le scelte per il conferimento delle lauree Honoris Causa alla Politecnica. Ed infatti con le seguenti motivazioni l’Università Politecnica delle Marche conferirà la Laurea Honoris Causa al Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz: “per i suoi fondamentali contributi resi sui temi di economia internazionale, globalizzazione dei mercati e fragilità finanziaria. Il lavoro del Professor Joseph Eugene Stiglitz assume una valenza ancor più significativa in quanto non si è limitato all’ambito prettamente accademico ma si è altresì concretizzato nell’impegno profuso nelle istituzioni internazionali e nel dibattito pubblico“.

La Cerimonia si terrà giovedì 2 novembre 2017 presso l’Aula Magna di Ateneo alle ore 9:30. Il Prof. Stiglitz terrà la sua lectio magistralis su “Global Inequality”.

Joseph Stiglitz durante una conferenza. L’economista da tempo sostiene che nell’arco di 10 anni molti paesi usciranno dall’euro, Italia compresa  

PROGRAMMA giovedì 2 Novembre 2017
presso il Polo Monte Dago, Via Brecce Bianche, 12 Ancona
9.30 Cerimonia conferimento laurea honoris causa in Aula Magna d’Ateneo
– Prolusione del Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi
– Lettura della motivazione del Preside della Facoltà di Economia “G. Fuà” Francesco Maria Chelli
– Elogio del Candidato a cura del Prof. Mauro Gallegati
– Proclamazione del Laureato
– Lectio Magistralis del Prof. Joseph Eugene Stiglitz “Global Inequality”


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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