Scade martedì 15 novembre l’adesione a ‘La Giostra. alla conquista del libro perduto’

Proposta dall’Auser Cultura di Osimo favorisce l’interazione e il confronto fra gli studenti

Osimo. Insegnanti all’appello: sono rimasti solo pochi giorni di tempo per presentare la domanda di adesione a “La Giostra. Alla riconquista del libero tempo perduto”, l’iniziativa, giunta quest’anno alla terza edizione, partorita dall’Auser Cultura di Osimo e indirizzata agli studenti che frequentano la prima e la seconda classe della scuola secondaria di primo grado.

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Un vero e proprio campionato, quello proposto ai giovani osimani, pensato allo scopo di creare situazioni di interazione e confronto ed esaminare, in maniera originale e dinamica, quel turbinio confuso di esperienze ed emozioni che prende il nome di adolescenza.

Le classi, che potranno partecipare per intero oppure suddivise in gruppi, si sfideranno a suon di giochi, lettura e creatività. Il campionato si snoderà in diverse prove che si svolgeranno nella seconda metà dell’anno scolastico, da febbraio fino a maggio, quando verrà infine decretata la squadra vincitrice.

Saranno tre gli step da affrontare prima dell’incoronazione finale. Si parte con “Giocosamente”, ovvero gare di giochi da tavolo coordinate dal circolo ludico Torre Nera, si prosegue poi con una sfida di lettura, “Liberalamente”, a cura della biblioteca comunale che ospita i ragazzi all’interno di Palazzo Campana e, per finire in bellezza, ci si avvicina al traguardo con “Artisticamente”, un poetry slam in cui le squadre dovranno declamare le proprie poesie.

Uno dei laboratori a cura dei ragazzi della Torre
Uno dei laboratori a cura dei ragazzi della Torre Nera

Immaginazione, inclusività, cooperazione, accettazione sono solo alcune delle parole chiave che accompagneranno le fasi del progetto. Ogni sfida, infatti, farà leva su un momento di riflessione con l’intento di instaurare un dialogo tra le attività di gioco e le principali tematiche che i ragazzi si trovano ad affrontare nella vita di tutti i giorni.

In particolar modo il laboratorio di lettura avrà come oggetto di indagine il confronto con l’altro, l’accettazione del proprio corpo e delle proprie fragilità, la conquista della sicurezza, mentre la sfida poetica ruoterà attorno al binomio io – cibo, ovvero l’argomento principe dell’intera iniziativa. Per analizzare con maggiore consapevolezza il sottile filo che unisce la mente al corpo – per l’appunto, l’io e il cibo – gli studenti saranno aiutati nell’elaborazione delle poesie dalla psicologa Barbara Coacci. I lavori declamati saranno poi valutati da una giuria popolare sorteggiata tra il pubblico.

la psicologa dott.ssa Barbara Coacci
la psicologa dott.ssa Barbara Coacci

«Quello che vogliamo – commentano i volontari Auser – è proporre ai giovani nati sotto il segno della tecnologia un sistema di relazione con la famiglia, con gli amici, con se stessi diverso, più consapevole e autentico, che permetta loro di liberare il tempo libero dalle sterili zavorre virtuali».

Attraverso poche semplici mosse i ragazzi potranno accorgersi che c’è un universo intero che li aspetta fuori dalle loro stanze e che l’unico modo per viverlo appieno è alzare lo sguardo dallo schermo del computer, dello smartphone o dei videogames.

Per aderire al programma de “La Giostra” le scuole osimane hanno tempo fino a martedì 15 novembre. Gli insegnanti dovranno compilare l’apposito modulo fornito dall’Auser indicando il numero dei partecipanti e il nome della squadra. Al termine della sfida verrà proclamata una classe vincitrice, ma a tutti i ragazzi verrà consegnato un riconoscimento speciale.

Ragazzi ai blocchi di partenza: che la sfida abbia inizio!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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