Osimo. Nel mare ci sono i coccodrilli!

Dal racconto di Fabio Geda questa sera ore 21.15 al Palazzo comunale lo spettacolo messo in scena dalla compagnia Bam

Osimo – Cinque ragazzini afghani di dodici anni o poco più imbarcati clandestinamente su un gommone che dalle coste turche li trascina fino alla Grecia. Cinque ragazzini che sono dovuti diventare grandi troppo in fretta per imparare a resistere ai colpi sferrati da una sorte avversa che li percuote e li spolpa, ma che conservano ancora intatte le paure dei bambini. Quella del mare aperto, ad esempio. Soprattutto di notte, quando l’oscurità cancella ogni confine e inghiotte ogni certezza, lasciando però vivo il terrore che in quel buio possa nascondersi qualsiasi cosa. Persino i coccodrilli.

Fabio Geda insieme a Enaiatollah Akbari all'indomani dell'uscita del romanzo
Fabio Geda insieme a Enaiatollah Akbari all’indomani dell’uscita del romanzo

“Nel mare ci sono i coccodrilli”, il racconto del torinese Fabio Geda, pubblicato nel 2010 da Badini&Castoldi, diventato nell’immediato un vero e proprio caso editoriale tradotto in trenta paesi, arriva a Osimo sotto forma di spettacolo teatrale. Promotore dell’evento che si terrà questa sera, martedì 20, a partire dalle ore 21.15 presso la Sala Maggiore del palazzo comunale, il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) locale, ovvero l’ente gestore dei progetti Sprar: Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, del Comune.

La sceneggiatura, così come la trama del romanzo breve di Geda – il quale ha curato personalmente l’adattamento teatrale – racconta la storia vera di Enaiatollah Akbari, un bambino hazara, ovvero appartenente all’etnia afgana degli “esclusi”, da sempre soggetti a violenze e discriminazioni. Nato nel distretto di Ghazni, un villaggio adagiato su una valle, isolato da due muraglie rocciose, Enaiatollah è costretto a intraprendere un  viaggio della speranza che lo porta fino in Italia.

A Torino, dove arriva dopo aver attraversato Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, tra lavori di fortuna, tentativi forzati di rimpatrio, lunghi tragitti a piedi o su camion stipati senza la possibilità di muoversi e di mangiare, Enaiatollah riesce a ottenere un permesso di soggiorno, viene dato in affidamento a una famiglia italiana, si iscrive a scuola. Inizia a vivere. E a raccontare la sua storia.

Paolo Brigugia in una scena dello spettacolo teatrale: Nel mare ci sono i coccodrilli
Paolo Brigugia in una scena dello spettacolo teatrale: Nel mare ci sono i coccodrilli

La storia incredibile di un sopravvissuto. Uno spaccato di realtà contemporanea che tratta con schiettezza e sensibilità la tematica dell’immigrazione, che mette in luce il dramma vissuto da coloro che scappano dalla propria terra e dalla propria famiglia portando con sè nient’altro se non la voglia di sopravvivere. Questa sera, regia di Paolo Brigugia ed Edoardo Natoli, a vestire i panni del protagonista e dei suoi compagni di avventura saranno gli attori della compagnia cagliaritana Bam.

Enaiatollah, l’eroe di questa triste favola a lieto fine, oggi ha ventotto anni – la sua età è stata stabilita dalla Questura italiana, visto che nel suo paese di origine l’anagrafe non esiste – e ha superato la paura che nel mare si nascondano i coccodrilli. Ha studiato italiano, frequenta l’università di scienze politiche, lavora e sogna, un giorno, di poter ritornare a casa, in Afghanistan, avendo in mano gli strumenti necessari ad aiutare in maniera concreta tutto il suo popolo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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