Osimo – Conoscere “La diplomazia Pontificia”

Presentazione del libro di Matteo Cantori questa sera presso il Museo Diocesano

Osimo – “Le fatiche dei giovani vanno sempre incoraggiate”. Con queste parole, il Rettore-Parroco del Duomo di Osimo, Don Roberto Pavan, annunciava ai fedeli la presentazione del libro sulla Diplomazia Pontificia di Matteo Cantori (ed. TAU, 2016), suo parrocchiano, prevista, in collaborazione con il Circolo Culturale Ju-ter Club Osimo, per questa sera martedì 18 luglio alle ore 21:15 nel Salone del Museo Diocesano di Osimo.

Un incontro in cui non si tratterà solo di diplomazia, ma anche di quanto la Diplomazia del Papa sia sconosciuta alla maggior parte delle persone, anche dei cattolici. Un momento di Fede e cultura, cui, al saluto del Responsabile Pastorale della Zona di Osimo, Don Roberto Pavan, seguiranno gli interventi dell’autore e dell’Amministratore Apostolico di Loreto, Monsignor Giovanni Tonucci, prefatore del volume.

A moderare la serata sarà il vaticanista de La Stampa, Giacomo Galeazzi, che lascerà uno spazio conclusivo al Cardinale Arcivescovo; quest’ultimo, infatti, ha avuto modo di affiancare una grande figura – a livello giuridico e diplomatico – tuttora vivente: il Cardinale Achille Silvestrini, che giocò un ruolo-chiave nella redazione del Concordato-bis del 1984.

Gianni Rossetti, direttore artistico del Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche

Nella medesima circostanza, prenderà la parola anche il Direttore Artistico del Festival del Giornalismo d’Inchiesta delle Marche, Dottor Gianni Rossetti, che offrirà, per sommi capi, il programma ddi quest’anno, sesta edizione dell’evento regionale, che vedrà lo Ju-ter Club Osimo impegnato dal 24 al 30 settembre.

Il volume di Matteo Cantori, nato come Tesi di Laurea e successivamente trasformato, merita attenzione anche entro le mura che lo hanno visto crescere e formarsi. È una sorta di ritorno, dopo quella che è stata definita una vera e propria tournée per lo Stivale (e che ancora va avanti!), senza escludere neanche il più piccolo paese, passando per le Università di Roma, Milano e Teramo, e sedi di prestigio come Radio Vaticana, spesso annunciato dalla stampa (Avvenire, Corriere Adriatico, Famiglia Cristiana…): da ultimo, infatti, la recensione in La Civiltà Cattolica (n. 4008).

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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