Gianluca Caporaso: Letture Espressive in biblioteca

Appuntamento sabato 8 febbraio ore 17

Numana, 8 febbraio 2020 – Appuntamento in biblioteca sabato 8 febbraio ore 17:00 con il narratore e lettore Gianluca Caporaso. Un pomeriggio dedicato alla lettura e alla narrazione sia per piccoli sia per grandi.

Gianluca Caporaso

Gianluca Caporaso conduce in giro per l’Italia laboratori di scrittura fantastica per bambini, educatori, genitori e organizza eventi di promozione della lettura e della narrazione. L’autore porterà a Numana la lettura di alcune sue pubblicazioni come “Appunti di geofantastica”, un viaggio in cui la parola prende il sopravvento sulla Storia e sulla Geografia e diventa pretesto per inventare città immaginifiche e visionarie, secondo una geografia della gentilezza.

Lettere all’amata”, una raccolta epistolare in cui, rivolgendosi ad un’amata senza viso e senza nome, indaga il senso della parola e della riscrittura rispetto alla vita, all’arte, agli incontri, al tragitto degli uomini.

Caporaso porterà anche alcuni estratti de “Il Catalogo Ragionato delle Patamacchine, una raccolta di macchine assurde capaci di trovare soluzioni immaginarie per risolvere problemi inesistenti: un inno al gioco e alla bellezza degli abbracci, in un tempo così ricco di oggetti e povero di relazioni.

Infine, porterà in biblioteca “Viaggi terrestri, marini e lunari del Barone di Munchhausen” raccontando, in quartine e rime, le celebri  avventure del Barone, un tentativo di riscrivere poeticamente le sue menzognere e assurde vicende al fine di recuperarne la musicale e stupefacente capacità di far sorridere e capire.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

© riproduzione riservata


link dell'articolo