Socint, al via le procedure per le sedi regionali

La Società italiana di Intelligence, nata nel 2018 e presieduta da Mario Caligiuri, ha ratificato il primo gruppo delle strutture dislocate sul territorio nazionale. Nelle Marche il presidente è Emanuele Frontoni

Marche, 17 ottobre 2020 – La Socint, Società italiana di Intelligence, ha avviato le procedure per le selezioni regionali. Nata nel 2018 come associazione scientifica senza fini di lucro con lo scopo di promuovere la cultura e lo studio dell’intelligence in Italia e presieduta da Mario Caligiuri, con il tempo è cresciuta e ora vanta un’articolazione capillare in Italia.

Caligiuri, presidente Socint

Le strutture regionali sono formate da un presidente (un docente universitario) e da una segreteria composta da ricercatori o esperti del settore. Le sedi regionali hanno il compito di promuovere l’immagine e l’attività della Socint, l’organizzazione di eventi scientifici e culturali, di seminari e master e la diffusione dello studio dell’Intelligence nelle università.

Emanuele Frontoni, presidente della sede marchigiana di Socint

Il Consiglio direttivo, che oltre al presidente Caligiuri è composto da Alberto Ventura e Domenico Talia, ha ratificato il primo gruppo delle nomine regionali. Nelle Marche il presidente è Emanuele Frontoni, professore associato di informatica e di computer vision dell’Università Politecnica delle Marche, mentre il segretario è Cristiano Cardinali, titolare di un Master in Intelligence all’Università della Calabria.

Dopo l’insediamento delle sedi regionali è prevista per il prossimo 29 ottobre un’assemblea nazionale per la programmazione delle attività per il 2021. Per info, si può scrivere a segreteria.generale@socint.org e consultare il sito della società scientifica www.socint.org.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Eravate rincoglioniti anche prima!”

Diventa virale sui social un post critico a firma Lorena Verucchi


27 ottobre 2020 – Le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte e in vigore da un paio di giorni, con le sue restrizioni, sospensioni e chiusure anticipate, ha scatenato sui social una ridda di reazioni disordinate, frastornate, spesso accusatorie. Ne riporto una, integralmente anche se cruda, a firma Lorena Verucchi che sta diventando virale a forza di condivisioni. Lascio al lettore ogni interpretazione e/o reazione, aggiungendo un personale quesito: ma davvero eravamo, o siamo, così?

Fossi in Conte, adotterei le stesse misure anticovid della Svezia e farei selezione negli ospedali come la Svizzera. Poi, mi preparerei 20 kg di popcorn e 10 casse di birra e mi godrei lo spettacolo di vedervi morire come mosche.

Sono parole forti, lo so, ma sentirvi lagnare per ogni cazzo di cosa che vi si dice è alienante. “Dittatura sanitaria”, “Conte come il DVCE” e altre vaccate così (pronunciate, spesso, proprio da fascistoidi) fanno ridere, se non ci fosse da piangere.

Avete rotto i coglioni con gli autobus pieni zeppi e, ora che vogliono reintrodurre una d.a.d. più forte (per ridurre assembramenti dentro le scuole e nei mezzi pubblici) rompete ancora la fava perché “i vostri figli sono in prigione”.

I teatri sono in crisi da 20 anni perché nessuno ci andava (preferivate stare a casa a guardare la D’Urso) e ora che li hanno chiusi, sembrate tutti Dario Fo. Scaricavate film pirata da internet e, per questo, i cinema chiudevano. Ma ora siete tutti Fellini. Comprate di tutto su Amazon, ma ora vi stanno a cuore i negozietti di quartiere e i poveri artigiani.

La verità è che siete ipocriti. Disfattisti. Ignoranti come bestie. Vi meritate il dj del Papeete a capo della vostra mediocrità. Il virus, dopo le 18, non è più contagioso? La mascherina è dannosa perché ti fa respirare la tua CO2 e ti rincoglionisce, vogliono far fallire l’Italia ecc… No, mi dispiace deludervi. La mascherina non c’entra. Eravate rincoglioniti anche prima.

Poi, ovviamente, capisco che essere una partita iva, di questi tempi, sia la cosa peggiore che possa esserci. Ma è una pandemia. Tutto il mondo è in questa situazione. Addirittura molto peggio. Cosa era meglio? Tenere il negozio aperto e avere tutti i clienti morti?

Comunque vi invidio. Vorrei essere anche io come voi e urlare: non ce n’è coviddi! e avere sempre la verità in tasca, dall’alto della mia cultura maturata presso l’università della vita.

Ne usciremo migliori. Manco per il cazzo”.

Lorena Verucchi

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