Recanati – Inaugurato il MUM Museo della Musica

Da Beniamino Gigli a Musicultura un viaggio nel distretto della musica e del suono

Recanati, 27 giugno 2021 – Inaugurato oggi il nuovo museo MUM Museo della Musica, alla presenza del sindaco Antonio Bravi, dell’assessora alla Cultura Rita Soccio e dell’intera Giunta recanatese, del consigliere regionale  Renzo  Marinelli e dei tanti protagonisti della musica e del suono del territorio, tra cui Bruno Tanoni  dell’ azienda  Fbt, Marco Ragni  della Fatar, Massimo Castagnari, Stelvio Lorenzetti della Eko, Giuseppe Casali del Gruppo Pigini, Riccardo Serenelli del Gigli Opera festival e Giacomo Galassi  di Musicultura.

Il MUM Museo della Musica, frutto dell’accordo tra Comune di Recanati e Regione Marche reso possibile grazie ai Fondi Europei e all’Art Bonus a cui hanno aderito le aziende recanatesi partner del progetto, rappresenta concretamente un elemento identitario della comunità, un’occasione di scoperta del patrimonio culturale della città che va a coronare l’ampia offerta dei musei recanatesi.

Recanati – Taglio del nastro all’inaugurazione del MUM

Da Beniamino Gigli a Musicultura, il MUM è un viaggio nel distretto delle aziende creative della musica e del suono di Recanati.

I contenuti museali esprimono  un racconto che affonda le radici nel profondo legame del territorio con la musica, partendo dalle origini fino ad oggi. Musica, suono e industrie culturali e creative sono i contenuti narrativi e le suggestioni che il MUM offre nel percorso allestito da Silvano Straccini nello spazio attiguo al Teatro Persiani e al Museo Beniamino Gigli.

Con un linguaggio semplice e fortemente didattico il visitatore è guidato a scoprire il legame di Recanati  con la musica e il “suono” grazie alla descrizione del “prodotto” delle principali aziende presenti e operanti sul territorio.

A cavallo fra tradizione e innovazione, il Museo della Musica di Recanati rappresenta anche un ulteriore omaggio alla figura del grande tenore Beniamino Gigli, illustre cittadino recanatese  e alla grande realtà musicale del territorio Musicultura, fiore all’occhiello del panorama musicale italiano.

Recanati – Una sala del MUM

Al MUM sono presenti quattro sezioni dedicate agli strumenti musicali e alle loro aziende produttrici recanatesi, eccellenze italiane famose in tutto il mondo. Una postazione multimediale permette di comprendere l’evoluzione degli strumenti musicali e legarli all’ azienda produttrice recanatese.  In ogni sezione è presente una teca espositiva esperienziale tattile in cui è possibile entrare  nel cuore degli strumenti musicali.

L’ ultima parte del MUM è dedicata alla didattica e alle attività operative dello spazio museale dotata di postazioni e apparati multimediali dove svolgere presentazioni e approfondimenti, con un’area riservata alle esposizioni temporanee, in occasione dell’inaugurazione allestita dalla Eko. Chiude il percorso un’innovativa sala di ascolto immersiva, un luogo di educazione e di sperimentazione dove esempi di musica mono, stereo, multitraccia e spaziale condurranno il visitatore all’ascolto delle peculiarità sonore della musica.

Recanati – L’esibizione di Gaudiano, vincitore di Sanremo giovani 2021

La giornata inaugurale del MUM si è conclusa nel cortile di Palazzo Venieri con un  talk show diretto da Alvin Crescini, con i protagonisti della musica e del suono di Recanati e con le esibizioni di Gaudiano, vincitore dell’ultima edizione di Sanremo Giovani, della cantautrice Linda e di Roberto Lucanero all’organetto.

Con l’apertura del Museo della Musica, Recanati sarà la prima città  ad avere una  sound identity e un logo sonoro, una “immagine sonora legata alla città e alla musica”, appositamente creata da Paolo Bragaglia che ha curato nei dettagli ogni aspetto dell’esperienza sonora dello spazio museale.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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