L’Europa di Carlo Magno nacque in Val di Chienti nelle Marche?

Nuove luci sull’origine dell’Europa: “Aquisgrana sorgeva nel maceratese dove c’è l’Abbazia di San Claudio” sostiene il professor Giovanni Carnevale

Macerata, 1 maggio 2019 – Il professor Giovanni Carnevale, dopo anni di studi archeologici, scientifici, storici e etnoantropologici, sta dimostrando che Aquisgrana, la mitica città fortezza e quartier generale dell’Europa di Carlo Magno, era nelle Marche nella zona del maceratese dove sorge l’Abbazia di San Claudio.

Domenico Antognozzi e il professor Giovanni Carnevale

Tutto comincia nel 1925, con il ritrovamento di una tomba situata davanti all’altare della chiesa di San Claudio al Chienti, di un corpo mummificato che aveva i capelli lunghi e rossicci, uno spadino e dei calzari. All’epoca fu scambiato per una ragazza. Oggi gli storici mondiali affermano che era Ottone III, morto in Italia a 22 anni nel castello di Paterno di Treia (MC). Indagini con il georadar per ritrovare la tomba dove fu riseppellito questo corpo mummificato, ed anche per indagare sotto l’arcosolio, hanno dimostrato quanto affermano i documenti della Cappella Palatina: sotto l’arcosolio della chiesa di Aquisgrana è collocata la tomba di Carlo Magno.

La letteratura al riguardo parte dal 1992. Il Professore Giovanni Carnevale dimostra, senza ombra di dubbio, che la struttura architettonica dell’attuale Abbazia di San Claudio al Chienti è uguale alla struttura di Germigny des Pres in Francia e di Khirbet al Mafjar presso Gerico in Palestina. E si fa molte domande sul perché altre strutture ecclesiastiche nella zona siano simili. Le biografie della vita di Carlo Magno raccontano che Aquisgrana fu costruita da architetti siriani così come le altre due uguali. È una struttura architettonica inconfondibile che non assomiglia affatto alla più recente costruzione che si trova ad Aachen a nord della Germania. La vita quotidiana e le direttive di Carlo Magno al suo popolo, descritte nelle biografie, riportano al nostro territorio marchigiano. Come possiamo pensare che nel nord Europa si raccogliessero le olive e l’uva? Si parla di vin cotto. Che non esiste nella cultura germanica.

L’ultima fatica letteraria del professor Giovanni Carnevale e Domenico Antognozzi

Nei 13 libri scritti da Carnevale con i suoi collaboratori, la dimostrazione che i franchi si fossero stanziati nel nostro Piceno risale al 715 quando il Papa, l’abate di Farfa, e il Duca di Spoleto accolsero dei profughi franchi nel Piceno, rimasto spopolato dalla guerra gotica e dalla peste. I franchi venivano dall’Aquitania e in quegli anni questa zona fu chiamata Francia. Sassonia, invece, quella del pesarese.

Toponimi di oggi, come l’uso frequente per spiagge, bar, hotel vicino Fano, del termine Sassonia ne sono la naturale conseguenza. Insomma la vita ad Aquisgrana nelle Marche era florida e ben regolata da leggi giuste che volevano la serenità e la prosperità del popolo. Dopo l’invasione dei musulmani anche Roma fu decimata. Rimasero solo pastori e agricoltori. I Papi, per anni, vagarono nascondendosi. E la Roma papale, come dimostrano sempre le biografie di Carlo Magno, era stata spostata nel Piceno a Corridonia.

La cripta di Rambona

Durante la presentazione di questo ultimo libro, con la conduzione sapiente del Prof. Alvise Manni, persone appassionate di storia e colte perché insegnanti scuotono un po’ la testa. È difficile ammettere che fu Federico Barbarossa (Translatio Imperii) a trasferire Aquisgrana Picena ad Aachen. Per errore portò la mummia di Carlo il Grosso e non di Carlo Magno. Grosso e Magno in tedesco si dicono nello stesso modo.

Carlo il Grosso era demente e gli fu trapanato il cranio. Morì giovane. Il cranio conservato nel busto di Carlo Magno ad Aachen ha un foro. Quindi non è Carlo Magno. Federico Barbarossa fece poi proclamare Santo l’Imperatore dal suo Antipapa e nacque così il Sacro Romano Impero. I nostri ricercatori non parlano di cambiamento totale della storia ma di spostamento geografico della stessa.

L’entrata di San Claudio

Impossibile che l’Imperatore con le sue truppe si spostasse verso Roma e rientrasse dopo pochi giorni. Impossibile che i suoi messaggeri andassero da Aquisgrana a Torino in un paio di giorni. Torino era Pieve Torina e Aquisgrana era a San Claudio. Vi consiglio vivamente la lettura di “Il Piceno da Carlo Magno a Enrico I” e di “Da Carlo Magno alla Roma Picena nuove luci sulle origini dell’Europa” (ultimo libro dei 13 già pubblicati).

Il prof. Giovanni Carnevale ha concluso dicendo che le sue sono basi di ricerca e ci vorranno tante, forse tre, generazioni perché la storia riconosca che l’Alto Medio Evo ha lasciato qualcosa da raccontare. Aquisgrana a San Claudio.

Per seguire ed essere aggiornati sulla prossime presentazioni e ricerche c’è www.centrostudisanclaudioalchienti.org. I libri si acquistano direttamente all’Abbazia di San Claudio che merita di essere visitata e anche alla Bottega del Libro in C.so della Repubblica 7/9 a Macerata. A breve sarà attiva la vendita online.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio i moscioli dell’aria di Portonovo

Quando il marketing spinge al superfluo


Portonovo (AN), 3 dicembre 2019 – Questa volta lo spunto di riflessione arriva da Il Resto del Carlino di oggi che, sulla pagina di Ancona, pubblica un articolo dal titolo bizzarro a firma Ilaria Traditi: “Portonovo, ora è in vendita anche l’aria”.

In sostanza, alcuni anni fa Paolo Bonetti (nella foto di Bobo Antic, per gentile concessione de Il Resto del Carlino), imprenditore della Baia con il bernoccolo del marketing, s’è inventato l’idea di mettere in lattina l’aria salubre di Portonovo, per offrirla poi ai turisti al costo di 3 euro. Un’idea che, visto il successo di vendite, sembrerebbe vincente e lucrosa dal momento che il barattolo di latta pieno di niente da souvenir estivo è diventato anche fortunata strenna natalizia.

Come spiega Ilaria Traditi, il business è ben consolidato: “dall’aria delle Dolomiti venduta in bottigliette da 5 euro, a quella delle Montagne Rocciose che spopola tra i cinesi venduta dalla società canadese Vitality Air fino a quella delle incontaminate campagne inglesi che va forte in Corea”. E, aggiungo io, l’acqua isotonica benefica e tonificante per gli occhi del mare delle Cinque Terre in Liguria venduta in bottigliette.

Ora, tenuto conto che nel marketing ogni idea finalizzata a promuovere un territorio può essere geniale quando funziona – e quella di Paolo Bonetti lo è – mi domando perché la gente sia disposta a spendere denaro – anche 10 euro – per acquistare il nulla. Perché l’aria di Portonovo, delle Dolomiti o delle Montagne Rocciose è francamente il nulla. Quando vai in quei posti, puoi mettertela da solo all’interno di un barattolo e, se il barattolo già ce l’hai, lo puoi fare a costo zero!

La società dei consumi di cui facciamo parte tutti, e le leggi di questo sistema che regolano la promozione degli articoli e dei prodotti immessi sul mercato – che in un modo o nell’atro devono comunque essere venduti – hanno profondamente modificato la capacità di valutazione del singolo. Così tanto, da arrivare a farti acquistare il superfluo convincendoti che ne valga la pena. Di questo assunto sono pieni i nostri carrelli della spesa.

Per quanto mi riguarda, se vado a Portonovo preferisco portarmi a casa un succoso piatto di moscioli: ti basta aggiungerci un po’ di limone e prezzemolo per farti ricordare per sempre di quella bellissima Baia. Dell’aria in lattina, una volta aperta, non ti resta che una lattina piuttosto indigesta. Nessun profumo, nessun gusto, nessun senso d’aver assaporato il paradiso.

 


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