Ancona Capitale della Cultura 2022

Domenica 2 agosto la presentazione ai cittadini del dossier di candidatura presso la Mole Vanvitelliana.

Ancona, 1 agosto 2020 – Ancona rilancia la sua partecipazione per “Capitale Italiana della Cultura 2022” e domenica 2 agosto, alle ore 18:30, alla Mole Vanvitelliana, presenta alla città il dossier a sostegno della candidatura.

Sarà un racconto a più voci sul percorso singolare del dossier, reso ancora più atipico a causa del Covid e del lockdown, ma condiviso con associazioni sociali e culturali, imprese, singoli cittadini e professionisti. Nel corso dell’incontro, a cui parteciperà anche il sindaco Valeria Mancinelli, sarà spiegato il meccanismo del bando e saranno descritte le traiettorie della candidatura di Ancona.

Ancona – La Mole Vanvitelliana (foto d’archivio)

«Non ci siamo fermati mai, nessuno di quanti si occupano davvero di cultura in questa città si è fermato – sottolinea l’assessore alla Cultura, al Turismo e alle Politiche giovanili Paolo Marasca – Sono nati progetti, sono cambiati obiettivi, si sono allacciate relazioni. Tutte e tutti hanno mostrato un grande senso di comunità culturale, che speriamo sia ben visibile nel dossier che consegniamo al Ministero. Credo che Ancona stia mostrando, tra mille problemi e ampi margini di crescita, come la cultura possa davvero essere una leva di trasformazione sociale senza pari».

Per partecipare alla presentazione è obbligatorio recarsi dalle ore 18:00 presso la biglietteria spettacoli della Mole (in Sala Boxe Omero) per registrarsi e avere l’assegnazione del posto in platea e il ticket per l’aperitivo offerto dopo la presentazione.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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