Come diventare adulti: ce lo comunica lo scrittore Eraldo Affinati

Incontro con il letterato e insegnante lunedì 9 luglio, ore 21.15, Centro Giovanni Paolo II - Loreto - Montorso

Loreto, 5 Luglio 2018 – Il centro culturale Lorenzo Lotto, la Pastorale Giovanile e il Centro Giovanni Paolo II propongono un incontro con il professore Eraldo Affinati sul tema: “Come diventare adulti”, di particolare interesse per i giovani ma anche per tutti coloro che, con i giovani, vivono e sentono la giovinezza come una progressiva capacità di amare il vero, il bello, il buono.

Eraldo Affinati

Affinati, scrittore e insegnante, ma soprattutto fondatore assieme a sua moglie Anna Luce Lenzi della scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati, racconterà la sua esperienza vissuta con i giovani e per i giovani, soprattutto con i più emarginati, con gli immigrati, ai quali offre un’occasione per integrarsi, insegnando loro la lingua italiana.

Una vocazione pedagogica e letteraria che porta il professore a viaggiare alla ricerca delle proprie radici, a occuparsi del recupero dei ragazzi difficili, a ripercorrere il metodo educativo di don Lorenzo Milani nel suo approccio agli emarginati.

Tutto questo e molto altro nell’incontro del 9 luglio, pensato come un vero e proprio dialogo con i ragazzi per svelare il loro desiderio di bellezza e di felicità e, soprattutto, per risvegliarlo negli adulti, visto che “il problema non è diventare grandi ma dimenticare” come diceva Antoine de Saint Exupery, l’autore de: Il piccolo principe

bibliografia

Fra i libri di Affinati si ricordano: Campo del sangue (Mondadori, 1997); La città dei Ragazzi (Mondadori, 2008); Elogio del ripetente (Mondadori, 2013); Vita di vita (Mondadori, 2014); L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (Mondadori, 2016); Tutti i nomi del mondo (Mondadori, 2018); Italiani anche noi. Corso di italiano per stranieri, di cui è autore assieme a sua moglie (Erickson, vol. I 2011, vol. II 2015-18).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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