Torna domenica 21 ottobre “Incontriamoci fra le righe”

La manifestazione organizzata da Maria Lampa ospiterà, fra gli altri, Dario Gattafoni presidente dell’Ordine dei giornalisti Marche

Castelfidardo, 9 ottobre 2018 – Una giornata speciale per riflettere, fare nuove amicizie, condividere l`arte in varie espressioni e tornare a casa più ricchi e contenti. Decima edizione domenica 21 ottobre all`Hotel Klass di “Incontriamoci fra le righe” (9.30 – 19.30), la manifestazione aperta a tutti ideata ed organizzata da Maria Lampa.

Il tema attorno al quale ruota questo appuntamento è Il valore della conquista alla base del successo che sarà guidato da autorevoli personalità del mondo della cultura e che offrirà spazio al pubblico per testimonianze, considerazioni e domande.

i relatori il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Dario Gattafoni, il filosofo scrittore Roberto Mancini, l’imprenditrice Armanda Moriconi, la giornalista Asmae Dachan. Uno stimolo a darsi da fare, impegnarsi, superare le difficoltà per arrivare all’obiettivo prefisso che sia un diploma, una laurea, una casa, la stima e la considerazione degli altri, senza necessariamente aspettare o pretendere che altri ci confezionino e ci regalino quanto desideriamo.

La conquista di ogni piccola tappa è già un successo che dà sana soddisfazione e la carica aumentando la possibilità di arrivare prima al traguardo. Molti artisti interverranno a testimoniare attraverso opere inerenti al tema. La manifestazione aperta a tutti vuol essere una occasione di festa e condivisione per quanti vorranno viverla in parte o per l’intera giornata.

Info e prenotazioni: Maria Lampa 335-8374212; marialampa@tiscali.it.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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