Musica come evoluzione apre “I Concerti del Consiglio”

Domenica 20 novembre alle 17.30 in sala convegni l’anteprima della nuova rassegna

Castelfidardo. Il Comune è la rappresentazione in miniatura dello Stato, gli elementi, le regole e le dinamiche seguono la stessa linea, quindi perché non seguire idee di successo e positive che perdurano da oltre un decennio? si chiede l’assessore alla cultura Ruben Cittadini nel proporre la nuova rassegna.

 

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L’idea de “I Concerti del Consiglio” segue la via de “I Concerti del Quirinale” che vengono trasmessi in diretta su radio3, tutte le domeniche dalla sala Paolina. Castelfidardo trasmetterà invece i concerti dalla sala del consiglio comunale, appuntamenti mensili in collaborazione con la scuola civica di musica e con altre realtà territoriali.

I concerti si svolgeranno di norma alle 12.15 per la durata di circa un’ora, salvo qualche eccezione. Come quella della prima data in agenda: per la festa di Santa Cecilia “Musica come evoluzione” va in scena alle 17.30 di domenica 20 novembre nella sala convegni di via Mazzini con la partecipazione degli allievi dell’Accademia Pianistica Unisono, l’introduzione di Moreno Giannattasio, la degustazione guidata dal sommelier Lorenzo Travaglini in collaborazione con l’alberghiero Einstein Nebbia di Loreto e l’esecuzione conclusiva dell’ensemble strumentale composto da allievi e insegnanti della scuola diretto dal maestro Giaccaglia.

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Un percorso nelle arti musicali, figurative, letterarie ed enogastronomiche che guiderà lo spettatore dal periodo classico fino a quello contemporaneo.

Il secondo appuntamento coinciderà domenica 11 dicembre con il JAF ed il successivo con il classico concerto di Natale del 26 dicembre. Ad aprire il nuovo anno sarà poi domenica 29 gennaio l’Orchestra Giovanile Castelfidardo.

Ogni ultima domenica del mese, dunque, Castelfidardo farà concorrenza allo Stato e a radio3 presentando concerti di alto livello. L’ingresso è gratuito ma limitato ai 100 posti a sedere.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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