Centro studi storici fidardensi: nuovo libro e sito web

Presentazione venerdì 9 novembre ore 18:30 al Salone degli Stemmi

Castelfidardo, 8 novembre 2018  – Il Centro Studi Storici Fidardensi invita a partecipare venerdi 9 novembre alle ore 18,30 al Salone degli Stemmi del Palazzo comunale, alla presentazione del nuovo Quaderno della Città di Castelfidardo: I Lepretti, otto secoli di storia.

In questa pubblicazione si ripercorrono le vicissitudini dei vari componenti della famiglia a partire dal secolo XIV fino ai giorni nostri. Un capitolo è dedicato alle storiche bibite Lepretti come la gassosa ed il chinotto che molti concittadini ancora ricordano.

È importante tener presente che negli ultimi due secoli la storia della famiglia Lepretti si intreccia ripetutamente con quella della città. Come sempre, i libri si potranno trovare dalla prossima settimana presso la sede del C.S.S.F. in Via Paolo Soprani 1/t, alla libreria Aleph, all’edicola Rossi e presso la tabaccheria Serenelli alle Fornaci.

Nella stessa serata il Centro Studi Storici Fidardensi presenterà in anteprima anche il suo nuovo sito web Castelfidardo storica, realizzato con la collaborazione di Alberto Monti, dove potranno trovarsi notizie sulla storia della città, informazioni ed immagini sulle bellezze locali (monumenti, musei, chiese, palazzi, ecc.), notizie culturali, dialettali, bibliografiche e fotografiche rappresentative della città, con uno spazio disponibile a raccogliere articoli, studi, pubblicazioni e quanto altro interessi Castelfidardo e i suoi cittadini.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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