Angelo Monaldi e i Francescani nel Conero

La ricerca storica, edita da Gwynplaine, verrà presentata al Caffè letterario mercoledì 28 dicembre

Camerano. San Francesco ha veramente fondato i conventi della zona del monte Conero? Ha davvero piantato alberi di ciliegio a Sirolo, tuttora presenti presso Villa Vetta Marina? Leggenda e verità coincidono o si tratta solamente di fantasia? Come sono nati e quando gli antichi conventi di Ancona, Camerano, Sirolo e Castelfidardo?

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A queste e a tante altre domande sul mondo arcaico, religioso e storico del santo e degli insediamenti francescani nella provincia anconetana, prova a dare risposte e spiegazioni il libro del cameranese Angelo Monaldi.

Francescani nel Conero, edito da Gwynplaine, può essere considerato in toto “made in Camerano”: indigeno l’autore, stanziale la casa editrice.

Angelo Monaldi, il cameranese autore di "Francescani nel mondo"
Angelo Monaldi, il cameranese autore di “Francescani nel Conero”

Un lavoro approfondito, quello di Angelo Monaldi – frutto della sua tesi di laurea – fatto di ricerca minuziosa negli archivi poveri di riferimenti documentari. E di verifica sul campo, in seconda battuta, delle testimonianze attuali di ciò che resta degli insediamenti francescani risalenti al XIII secolo.

In prima battuta il saggio storico mette in evidenza l’aspetto leggendario, le tradizioni popolari e quelle storiografiche dei francescani anconetani nel corso dei secoli. Successivamente, passando invece alle testimonianze storiche al giorno d’oggi verificabili, dà testimonianza di quelle che sono le rare fonti che dimostrano con sicurezza la presenza e gli sviluppi dei conventi minoritici della zona presa in considerazione. Infine, stabilisce tra i centri di Ancona, Camerano, Castelfidardo e Sirolo, dove e per quale motivo i francescani si insediarono prima o dopo. Se nella grande città oppure nei centri di minore importanza.

Nota biografica dell’autore:

Angelo Monaldi (Ancona 1988) si è laureato in Ricerca Storica presso l’Università di Macerata. Si è formato ed ha lavorato per diversi anni a Camerano (An) nella produzione di eventi culturali, in particolar modo relazionati con l’arte. Ha pubblicato vari cataloghi di esposizioni artistiche e alcuni articoli di storia locale. Negli ultimi due anni ha vissuto in Spagna: in principio a Jerez de la Frontera, dove si è occupato dell’organizzazione di una mostra d’arte collaborando alla pubblicazione di un catalogo, e attualmente a Las Palmas di Gran Canaria, dove lavora come produttore di eventi culturali e sociali presso un’associazione.

Angelo Monaldi
Angelo Monaldi

Il saggio storico verrà presentato al pubblico:

– mercoledì 28 dicembre ore 21.15 al Caffè letterario di Camerano, P.zza Matteucci

– venerdì 30 dicembre ore 18 al Museo della città in Ancona P.zza del Plebiscito

presenti autore ed editore.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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