Tre maceratesi a Sirolo per uno spinello in riva al mare. Sorpresi dai Carabinieri

Sirolo – In Via Bosco, nel piazzale antistante la spiaggia Urbani, i Carabinieri hanno sorpreso un gruppetto di ragazzi che, alla loro vista, hanno tentato di nascondere sul proprio corpo alcuni involucri di plastica.

Prontamente bloccati, sono stati identificati e perquisiti.

Addosso a  D.C.B., nato a Foggia nel 1997, residente a Porto Recanati, celibe, operaio incensurato, è stato trovato un involucro di cellophane contenete 2 grammi circa di Marijuana, nascosta nelle mutande;

spinello

F.J.,invece, nato ad Ascoli Piceno nel 1966 e residente a Civitanova Marche, celibe, studente incensurato, nelle mutande nascondeva uno spinello confezionato con Marijuana del peso complessivo di 1,5 grammi.

Uno spinello identico a quello di F.J. è stato trovato in possesso di M.A., nato in Tunisia nel 1997, residente a Porto Recanati, celibe, disoccupato e incensurato. Il tunisino ha provato a gettare lontano da sé la droga ma è stato subito notato dai militi

Identica versione dei fatti raccontata dal trio di maceratesi: la droga la detenevano per uso personale ed erano in zona per incontrare alcuni coetanei del posto. Per il resto, rifiuto totale a fornire ulteriori informazioni.

I tre, espletate le formalità di rito, sono stati segnalati alla Prefettura di Ancona per detenzione illegale di sostanza stupefacente per uso personale. E gli è stata ritirata la patente di guida.

 

redazionale

 

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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