Sirolo – Si dimette Giacchetti, presidente del Parco del Conero

Le dimissioni, di carattere personale, anticipano di nove mesi la scadenza naturale del mandato

 

Sirolo. Il mandato sarebbe scaduto nel settembre 2017, con nove mesi di anticipo Lanfranco Giacchetti ha deciso di rassegnare le dimissioni e lasciare l’incarico di presidente del Parco del Conero.

Lanfranco Giacchetti, presidente dimissionario del Parco del Conero
Lanfranco Giacchetti, presidente dimissionario del Parco del Conero

Le dimissioni, di carattere strettamente personale, saranno presentate in forma scritta al Consiglio direttivo di giovedì 22 dicembre, un’occasione per scambiare i saluti con gli altri componenti.

Dopo la presa d’atto del Consiglio, ai sensi dell’art. 7 dello statuto del Parco, l’ente continuerà regolarmente le proprie attività e andrà avanti con le sue funzioni e pieni poteri attraverso il vicepresidente Gilberto Stacchiotti.

Il nuovo presidente verrà eletto nel momento in cui gli enti locali, rappresentati ad oggi dalla figura di Giacchetti, indicheranno alla Regione il consigliere sostituto nel direttivo.

Con una lettera Lanfranco Giacchetti saluta tutti coloro che hanno condiviso il suo percorso istituzionale, durato 9 anni e segnato dal raggiungimento di importanti obiettivi.

Inoltre, spiega il presidente, che nonostante le dimissioni dall’ente continuerà ad impegnarsi per valorizzare i parchi, e per porre le tematiche ambientali sempre più al centro della vita politica e sociale dei cittadini.

Infine, Giacchetti rivolge un pensiero alle popolazioni colpite dal sisma alle quali, nei mesi futuri, andranno sostegni concreti per una ricostruzione veloce e per la dignità delle persone fortemente provate.

Giacchetti ha guidato l'ente parco per nove anni
Giacchetti ha guidato l’ente parco per nove anni

Il testo della lettera di dimissioni di Giacchetti

«Cari colleghi,

alla fine di questo mese (31/12/2016), con un po’ di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato, mi dimetterò da consigliere del parco e, di conseguenza, dalla carica di presidente.

Le dimissioni sono di carattere strettamente personale.

Essendo ai saluti, colgo l’occasione e non di prassi, di porre un sentito ringraziamento per la vostra collaborazione, per l’ impegno ed il sostegno, il rispetto e stima, in questo percorso fatto insieme corredato dal raggiungimento di numerosi obiettivi, da momenti belli e di difficoltà, soprattutto negli ultimi 3 anni.

Ringrazio con il cuore anche il personale, il direttore e l’addetta stampa per la sensibilità e professionalità che ho toccato con mano in questi nove anni in cui ho avuto l’onore e l’onere di rappresentare l’Ente Parco.

Per quanto mi riguarda posso ritenere questo impegno, lo dico come amministratore ma, soprattutto come persona, senza dubbio un’esperienza straordinaria, affascinante, educativa, molto impegnativa, formativa e rispettosa di uno straordinario territorio. Questo grazie ad un lavoro di squadra e a tutte quelle persone, amministratori, categorie economiche, associazioni, ambientalisti, agricoltori, volontariato diffuso, comitati e cittadini, che credono nei Parchi, al rispetto dell’ambiente, della natura e alla tutela della biodiversità.

Il fatto che mi dimetta non significa un disimpegno, anzi continuerò nell’opera di rafforzamento del protagonismo dei Parchi, fornirò un sostegno convinto affinché le tematiche ambientali siano sempre più al centro della vita politica e sociale dei cittadini.

Così come economie importanti quali il turismo sostenibile, l’agricoltura di qualità, l’enogastronomia, la bellezza del paesaggio attraverso l’archeologia, l’arte e la cultura, tutti segmenti che rendono il territorio unico.

Abbiamo la fortuna di vivere in un’area di rara bellezza, il Conero, inserito in una regione, le Marche, che non è seconda a nessuno. Continuiamo quindi a difenderla e a migliorarla.

Naturalmente, nei mesi futuri la priorità va al sostegno concreto alle popolazioni colpite dal sisma con atti che ci vedano protagonisti per una pronta ripresa sia nella ricostruzione, per la dignità delle persone fortemente provate, affinché possiamo sentirci orgogliosi di essere marchigiani.

Fraterni saluti Lanfranco Giacchetti»

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Fate come vi pare, ma non siate stupidi!

Breve reportage sul professor Matteo Bassetti al Festival osimano del Giornalismo d’inchiesta delle Marche


Camerano, 12 settembre 2021 – C’è questo fatto dello scorso venerdì, quello del professor Matteo Bassetti (al centro nella foto) – infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino di Genova – ospite al Teatro Torquis di Filottrano della decima edizione del Festival del Giornalismo d’inchiesta delle Marche.

C’è la reazione sui social alla notizia pubblicata da Corriere del Conero, da parte di centinaia di lettori o pseudo tali, che hanno letteralmente massacrato Bassetti per il suo ardire a partecipare ad un festival giornalistico, lui che: “giornalista non è”, “più divo televisivo che infettivologo”, “stattene a casa, merda”, “vergognati, sei al soldo delle Bigfarma e racconti un sacco di balle”, e altre simili amenità postate dai tantissimi laureati all’Università dell’insulto-ignoranza-maleducazione.

A salutarlo, l’altra sera a Filottrano, c’erano il Prefetto di Ancona Darco Pellos, il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Franco Elisei, l’ex sindaco di Osimo Stefano Simoncini che il Covid ha costretto su una carrozzina, lo staff organizzativo dello Ju-Ter Club e di +76, una platea di spettatori contingentata dalle normative antivirus e tantissime forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Digos, Polizia Locale.

Da emerito ignorante in materia di pandemie, possessore del Green Pass (senza il quale non avrei potuto essere lì, né svolgere la professione di giornalista che racconta eventi e partecipa alle conferenze stampa, senza per questo sentirmi costretto, discriminato o defraudato della mia libertà d’espressione o di movimento), ho passato oltre due ore ad ascoltare Bassetti. E la conclusione è che mi è piaciuto sia come uomo sia come medico. Mi piace il suo modo schietto e diretto nel raccontare, il suo parlar chiaro senza timore di mandare a quel paese chi dice stronzate (modus che mi appartiene), la sua preparazione che non mi appartiene affatto.

Pensatela come vi pare. In natura, ogni specie ha il dovere di fare qualunque cosa in suo potere per salvaguardarsi, iniziando dal singolo e dalla cerchia parentale. Non esiste una regola o un protocollo, esiste l’istinto, nel caso del genere umano il buon senso, specialmente quando il nemico da combattere non si conosce e le azioni vanno inventate lì per lì e pesate in base alle sue reazioni. Inoltre, gli errori vanno messi in conto. Per cui, al di là delle mie impressioni personali, ecco alcune cose dette l’altra sera in ordine sparso da Bassetti. Leggetele come vi pare.

“Quando la critica diventa violenza, allora è inaccettabile”; “Noi siamo fortunati, chi protesta contro i vaccini dovrebbe pensare a tutti quei Paesi che ci invidiano il nostro accesso alle cure. In Africa è stata vaccinata solo il 2% della popolazione”; “il nostro sistema sanitario è uno dei tre migliori al mondo”; “in un mese, durante la fase acuta della pandemia, alcuni medici ed infermieri hanno accumulato fino a 230 ore di straordinario, e su quello non hanno avuto un euro”; “per dedicarci completamente al Covid, abbiamo chiuso gli altri reparti e questo non è più accettabile”; “quando la politica entra nella medicina fa un grande casino, ognuno faccia il suo mestiere”; “ho molta paura di quella politica che fa l’anti-scienza”.

A Matteo Bassetti piace la televisione? È vero. Nelle 50 stanze della terapia intensiva al San Martino, grazie ad una donazione del Rotary di Genova ha fatto installare 50 televisori: “i pazienti non potevano sentire la voce per via dei respiratori accesi, ma almeno vedevano delle immagini in movimento anziché una parete bianca”.

Non vedo l’ora di poter fare il terzo richiamo del vaccino. Non perché sia un maniaco delle inoculazioni, tutt’altro. Semplicemente perché al momento la medicina non ha altro da offrire per combattere le varianti del Covid e, come ha spiegato Bassetti: “le varianti si sviluppano proprio là dove il tasso di vaccinazione è stato molto basso, non a caso sono arrivate dall’Inghilterra, dal Brasile, dall’Africa…” Scuole di pensiero… In ultimo, ma questo lo dico io, fate un po’ come vi pare ma non siate stupidi né tantomeno violenti!

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