Sirolo prosegue con i progetti sociali a tutela dei più bisognosi

Consegnati a 22 famiglie, circa 60 persone, oltre 500 kg. di alimenti e beni di prima necessità

Sirolo, 23 settembre 2021 – Senza soluzione di continuità l’attività sociale del Comune di Sirolo a sostegno delle famiglie bisognose locali, determinante in questo periodo sfavorevole e complesso dovuto alla crisi pandemica.

È di oggi la consegna dell’ennesima fornitura del Progetto “Lotta alla povertà”, promosso dall’Anci in collaborazione col Banco delle Opere di Carità Marche e sostenuto da fondi europei.

Dopo l’acquisizione delle domande, presentate da 22 famiglie sirolesi bisognose, per un totale di quasi 60 persone, l’Ufficio Servizi Sociali del Comune, coordinato dalla dottoressa Roberta Draghelli e con la collaborazione dell’assistente sociale Ilenia Quattrini, ha coordinato l’ennesima fornitura di quasi di oltre 500 kg. di alimenti confezionati e beni di prima necessità come pasta, farina, latte, formaggi, prosciutti, pomodori, olio, scatolame vario.

All’attività di smistamento, trasporto e consegna hanno collaborato anche gli operai comunali. Lo sforzo organizzativo dell’Ufficio Servizi Sociali continuerà per tutto l’anno 2021, con trasporti e distribuzioni mensili.

Il sindaco Moschella fa presente che il progetto “Lotta alla povertà” «si aggiunge alla passata distribuzione di buoni spesa una tantum per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità, e al futuro pagamento delle bollette delle utenze domestiche a favore dei sirolesi colpiti dalla crisi economica determinata dalla pandemia da Covid-19. In totale sono quasi 40.000 gli euro erogati dallo Stato, cui sono stati aggiunti 5.000 euro dall’Amministrazione comunale con il Fondo di mutuo soccorso sirolese».

Nei prossimi giorni sarà emesso un avviso pubblico per soddisfare le richieste delle famiglie bisognose e sostenere le necessità più urgenti.

«Lo avevamo promesso in campagna elettorale, quando abbiamo dichiarato che con noi nessuno sarebbe rimasto indietro e tutti avrebbero avuto una risposta, e oggi lo stiamo dimostrando coi fatti – aggiunge entusiasta il Sindaco – sostenendo concretamente, anche coi fondi comunali, coloro che sono meno fortunati o sono stati travolti inaspettatamente dalla crisi economica».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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