Sirolo – La querelle dei campi da tennis di piazza Dante

Lo scontro fra Regione e Comune che sostiene: “Sirolo ha sempre voluto la gestione e la Regione lo sa!”

Sirolo – In merito alla querelle che riguarda la gestione dei campi da tennis di piazza Dante, in piedi da qualche anno fra Regione e Comune, il primo cittadino di Sirolo, Moreno Misiti, ha inviato in redazione una nota scritta di suo pugno per fare chiarezza sulla questione.

La pubblichiamo integralmente così come ci è pervenuta, lasciando ai lettori ogni commento e/o interpretazione.

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

«L’Assessore regionale Cesetti ha rilasciato dichiarazioni sconcertanti, inesatte e capziose riguardo alla gestione dei Campi da Tennis di Piazza Dante.

Si informi meglio.

Non è vero che l’accordo con il Comune non è stato trovato perché quest’ultimo chiedeva soluzioni in contrasto con il Regolamento Regionale. Al contrario il Comune ha proposto la locazione ad un canone annuo superiore di 350 euro a quello determinato sulla base di detto regolamento, come risultante dal successivo bando regionale di affitto del marzo 2017.

Fabrizio Cesetti, assessore regionale al Bilancio

Occorre sottolineare che, anzi, proprio i riferimenti fatti da questo Comune al Regolamento n. 4/2015 ha fatto sì che il canone iniziale, proposto dalla Regione in Euro 11.500,00, venisse concordato in Euro 2.875,00 anche se, occorre evidenziarlo, lo stesso regolamento recita:

“L’art. 8 del regolamento in questione, al comma 1 recita: “I beni immobili appartenenti al patrimonio disponibile ovvero al demanio o al patrimonio indisponibile, che non siano immediatamente suscettibili di uso diretto da parte della Regione, possono essere affidati rispettivamente in concessione anche a titolo gratuito o in locazione a canone di mercato ovvero ridotto, secondo le disposizioni degli articoli 9 e 10”.

Il comma 1, lettera b) dell’art. 10 del regolamento in questione recita: “I beni immobili possono essere dati in concessione o in locazione a canone agevolato a:

  1. b) enti locali e loro forme associative, per il perseguimento di finalità di interesse pubblico strettamente correlate ai loro compiti istituzionali.”.

Quindi, addirittura, se la Regione avesse voluto avrebbe potuto definire il rapporto contrattuale con il Comune di Sirolo sulla base della “concessione gratuita”, come poi fatto con la concessione temporanea all’Associazione Tennis di Sirolo.

A conferma della volontà dell’Amministrazione di addivenire alla sottoscrizione del nuovo contratto si allegano le note inviate alla Regione Marche in data 12/10/2015 e del 03/02/2016, rimaste prive di riscontro. (sono depositate in redazione a disposizione dei lettori, ndr)

Il perché del mancato riscontro e, quindi, del mancato rinnovo è desumibile dalla nota del 09/02/2016 allorché la Regione rappresenta che con DGR n. 1051 del 30/11/2015 è stata disposta l’alienazione dell’immobile in questione.

Sirolo – I campi da tennis di Piazza Dante

Il Comune non ha partecipato al bando per l’affitto, che abbiamo appreso soltanto nei giorni scorsi essere stato pubblicato nel marzo 2017, per il semplice fatto che non ne era a conoscenza visto che la Regione ha omesso, come da prassi, di informarlo della sua esistenza e che esso non era neppure ipotizzabile, stante la volontà espressa al Comune di vendere i campi!!!

Si può capire che la Regione non abbia gradito la variante al PRG che ha ridotto l’edificabilità dell’area, ma da qui a non avvisare del bando il Comune interessato per territorio e gestore per diversi anni di detti campi ce ne corre!!!

Giustificarsi – come fa Cesetti – dicendo che si sarebbe trattato di “una nuova concessione temporanea per gestire l’apertura del centro”, non ha fondamento alcuno, perché  abbiamo verificato che il bando per l’affitto prevedeva un concessione della durata di sei anni!

Nei giorni scorsi il Comune ha rinnovato ufficialmente la proposta di affitto dei campi da tennis in base al regolamento n. 4/2015; la Regione è libera di accoglierla o meno ma deve assumersi la responsabilità politica della decisione, senza scaricarla su altri».

 

Il sindaco Avv. Moreno Misiti


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Diritto e morale di una casta immorale

Fuori i nomi di chi ha scritto e votato la legge sui bonus alle Partite Iva. Luca Zaia: “I politici che l'hanno chiesto non saranno ricandidati”


12 agosto 2020 – Torno sulla questione dei parlamentari e dei consiglieri regionali che hanno chiesto ed ottenuto il bonus riservato alle partite Iva in difficoltà. Lo faccio lasciando la parola e lo spazio odierno di Paneburro&marmellata ad Armando Ginesi che mette nero su bianco tutta una serie di riflessioni in merito. Com’è che in questo Paese nessun politico viene mai chiamato a rispondere delle castronerie che mette in campo? Aggiungo solo che il Garante della privacy ha dichiarato che i nomi dei furbetti si possono fare. Riflette, Ginesi:

«Che la legge abbia consentito (ed ancora consenta) di commettere la cosa indegna che hanno compiuto i cinque deputati e diversi amministratori regionali di avvalersi (o di provarci) del bonus per le partite Iva che hanno sofferto economicamente durante la fase acuta della pandemia, è cosa risaputa. Che siano state persone indegne non significa che abbiano compiuto azioni illegali.

Perché diritto e morale sono cose distinte (qualcuno ha giustamente ricordato come, dopo il 1938, in Italia, perseguitare gli ebrei fosse una cosa legale anche se certamente indegna dal punto di vista etico) ma che, a parer mio, non possono ignorarsi.

E questa è una. Un’altra è che esiste una legge sulla privacy per cui i nomi di questi individui non si potrebbero fare. Ma esistono anche i diritti dei cittadini a non essere turlupinati dai furbacchioni moralmente disonesti, per cui, a mio giudizio, i nomi vanno resi pubblici. Per evitare che gli elettori li rieleggano di nuovo anche se indegni. (E qui bene ha fatto il presidente del Veneto Luca Zaia (foto da Facebook) a decidere che non saranno ricandidati coloro che hanno approfittato di un legge per commettere una mascalzonata. Speriamo che tutti i partiti si comportino allo stesso modo se non vogliono apparire complici dei malfattori, anche questa volta così li definiamo dal punto di vista etico che per noi conta eccome).

Non sono da rieleggere per vari motivi: intanto perché sono soggetti non degni di far parte di un Parlamento, poi perché sono stupidi (non dovevano capire che la cosa sarebbe venuta a galla e che sarebbero stati sputtanati a dovere?), e allora come si possono mandare a far leggi (che tutti noi siamo obbligati a rispettare), persone indegne e cretine?

Ma un’altra riflessione va fatta: chi l’ha scritta quella legge idiota che non ha fissato un tetto o una modalità che impedissero una maialata del genere? E ancora: chi l’ha votata? Dateci l’elenco dei partiti o i nomi dei parlamentari che l’hanno approvata. Magari sono gli stessi che oggi si stracciano le vesti perché qualcuno, fra loro, è stato più cretino degli altri».

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