Sirolo – Il questore di Ancona potenzia la vigilanza sul territorio

Proficuo l’incontro con il primo cittadino Moreno Misiti

Sirolo – Incontro rassicurante quello avvenuto tra il questore di Ancona dott. Oreste Capocasa e il sindaco di Sirolo Moreno Misiti per fare il punto sull’ordine pubblico alla luce dei recenti episodi di cronaca (furti di veicoli e furto in una boutique in via Giulietti).

Il questore di Ancona Oreste Capocasa

Nell’occasione, il questore ha reso edotto il sindaco del fatto che, per il periodo estivo, la questura aveva già programmato il potenziamento dell’attività di controllo e di vigilanza, con un aumento delle pattuglie nel territorio dei Comuni di Sirolo e Numana.

Preso atto della recrudescenza dei fenomeni di micro-criminalità, il questore ha assicurato già nell’immediato un incremento dell’attività di pattugliamento.

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

«Ringrazio il questore per la consueta attenzione e la particolare sensibilità dimostrata nei confronti di Sirolo e dell’intera Riviera del Conero – ha dichiarato il sindaco – in quanto la micro-criminalità non va sottovalutata. La videosorveglianza nel territorio, predisposta dall’Amministrazione comunale, ha dato i suoi frutti, consentendo l’individuazione dei responsabili di alcuni episodi criminosi ma da sola non è sufficiente. Pertanto il potenziamento dell’attività di prevenzione da parte delle forze dell’ordine è encomiabile, soprattutto in questo periodo storico di scarsità di mezzi e di personale per le note ragioni di finanza pubblica. Occorre  riconoscere i meriti della questura di Ancona, che è particolarmente attiva e dà risposte immediate e concrete alle esigenze di tutela dell’ordine pubblico nell’ambito provinciale».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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