Scuole riaperte a Sirolo: nessun danno dopo il sisma

Sindaco Misiti: le nostre scuole sono adeguate ai criteri antisismici attuali

Sirolo. Per gli studenti di Sirolo le lezioni sono tornate regolari dopo i controlli effettuati dai tecnici, che hanno riscontrato l’agibilità degli edifici scolastici.

La scuola secondaria di primo grado, Renaldini
La scuola secondaria di primo grado, Renaldini

Il nuovo terremoto che ha colpito l’Italia centrale con epicentro a Castelsantangelo sul Nera, Visso e Ussita fortunatamente non ha causato vittime, ma per precauzione quasi tutti i comuni delle Marche hanno disposto la chiusura dei plessi scolastici.

Il giorno dopo il sisma anche a Sirolo le scuole sono state chiuse per precauzione e per permettere ai tecnici del comune di effettuare le verifiche di sicurezza sugli edifici.

La scuola primaria, Giulietti
La scuola primaria, Giulietti

La scuola dell’infanzia Il Gabbiano, che si trova al centro in Via Giulietti, comprende tre aule per le attività didattiche, un laboratorio di informatica, una palestra, la mensa e un giardino attrezzato con vari giochi.

La scuola dell'infanzia, Il Gabbiano
La scuola dell’infanzia, Il Gabbiano

La scuola primaria Giulietti si trova in Piazza del Municipio, è strutturata su due piani e comprende dieci aule di cui tre multifunzione e il laboratorio di informatica.

Anche la scuola secondaria di primo grado Renaldini, strutturata su due piani, si trova in Piazza del Municipio e comprende undici aule, il laboratorio di informatica, l’aula magna, una palestra teatro e una palestra nel seminterrato.

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo
Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

«Non ci sono stati danni strutturali di alcun tipo – ha spiegato il sindaco di Sirolo, Moreno Misiti – in quanto negli ultimi anni abbiamo sempre adeguato le scuole alle norme sismiche, anche se queste norme escono con cadenza biennale e quindi tra un po’ dovremo riaggiornare le strutture. Al momento, però, le nostre scuole sono adeguate ai criteri antisismici attuali».

Gli studenti sono quindi tornati ai propri banchi e hanno ripreso regolarmente a far lezione in seguito all’esito positivo dei controlli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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