Scuole riaperte a Sirolo: nessun danno dopo il sisma

Sindaco Misiti: le nostre scuole sono adeguate ai criteri antisismici attuali

Sirolo. Per gli studenti di Sirolo le lezioni sono tornate regolari dopo i controlli effettuati dai tecnici, che hanno riscontrato l’agibilità degli edifici scolastici.

La scuola secondaria di primo grado, Renaldini
La scuola secondaria di primo grado, Renaldini

Il nuovo terremoto che ha colpito l’Italia centrale con epicentro a Castelsantangelo sul Nera, Visso e Ussita fortunatamente non ha causato vittime, ma per precauzione quasi tutti i comuni delle Marche hanno disposto la chiusura dei plessi scolastici.

Il giorno dopo il sisma anche a Sirolo le scuole sono state chiuse per precauzione e per permettere ai tecnici del comune di effettuare le verifiche di sicurezza sugli edifici.

La scuola primaria, Giulietti
La scuola primaria, Giulietti

La scuola dell’infanzia Il Gabbiano, che si trova al centro in Via Giulietti, comprende tre aule per le attività didattiche, un laboratorio di informatica, una palestra, la mensa e un giardino attrezzato con vari giochi.

La scuola dell'infanzia, Il Gabbiano
La scuola dell’infanzia, Il Gabbiano

La scuola primaria Giulietti si trova in Piazza del Municipio, è strutturata su due piani e comprende dieci aule di cui tre multifunzione e il laboratorio di informatica.

Anche la scuola secondaria di primo grado Renaldini, strutturata su due piani, si trova in Piazza del Municipio e comprende undici aule, il laboratorio di informatica, l’aula magna, una palestra teatro e una palestra nel seminterrato.

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo
Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

«Non ci sono stati danni strutturali di alcun tipo – ha spiegato il sindaco di Sirolo, Moreno Misiti – in quanto negli ultimi anni abbiamo sempre adeguato le scuole alle norme sismiche, anche se queste norme escono con cadenza biennale e quindi tra un po’ dovremo riaggiornare le strutture. Al momento, però, le nostre scuole sono adeguate ai criteri antisismici attuali».

Gli studenti sono quindi tornati ai propri banchi e hanno ripreso regolarmente a far lezione in seguito all’esito positivo dei controlli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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