Parco del Conero: il cordoglio per la scomparsa di Emilio D’Alessio

Il direttivo affida ad una nota ufficiale l’ultimo saluto al proprio Presidente

Sirolo, 29 settembre 2020 – “Siamo profondamente addolorati nell’apprendere la notizia della scomparsa dell’architetto Emilio D’Alessio, dal 2019 in carica alla Presidenza del Parco del Conero. Un Presidente di ampie vedute. Concreto e risoluto. Di intuizioni lungimiranti e profonda capacità comunicativa. Urbanista e ambientalista, un connubio dall’equilibrio sottile che solamente una personalità contemporanea ed europea come D’Alessio ha saputo trasmettere e realizzare nel suo operato alla guida dell’Ente”.

Emilio D’Alessio

Con una nota ufficiale, il direttivo del Parco del Conero ha dato seguito alla notizia della prematura scomparsa del proprio presidente Emilio D’Alessio, operativo fino a pochissimi giorni fa.

Un punto di riferimento in grado di saper fare sintesi tra le tante professionalità ed esperienze che compongono il Consiglio Direttivo del Parco del Conero e la squadra da lui stesso coordinata fino agli ultimi giorni con encomiabile dedizione. Ci stringiamo attorno alla famiglia con il più sentito cordoglio ”, conclude la nota a firma: Parco del Conero.

La redazione del Corriere del Conero si unisce al cordoglio e alle condoglianze alla famiglia dell’architetto Emilio D’Alessio, nel ricordo della sua garbata disponibilità e professionalità dimostrata nell’informare con puntualità la nostra testata su temi e iniziative messe in atto durante la sua presidenza del Parco.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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