Nasce il comitato Scuole sicure a Sirolo

Il portavoce Andrea Quattrini e i genitori dei bambini della scuola materna Il Gabbiano chiedono certezze sulla vulnerabilità sismica della struttura.

Sirolo. «Signor Sindaco, in questa materna ci sono 50 bambini… Nel caso di un forte sisma è certo della sua sicurezza?»

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Sono queste le parole della copertina della pagina facebook Scuole sicure a Sirolo, creata dal comitato spontaneo nato in questi giorni a seguito degli ultimi eventi sismici che hanno sconvolto le Marche.

La paura del terremoto, le immagini dei crolli in tv e, in particolare, il bisogno di certezze hanno spinto circa 15 – 20 famiglie di Sirolo a costituire un comitato spontaneo per chiedere al sindaco Misiti maggiori informazioni sulla reale vulnerabilità sismica della scuola materna Il Gabbiano in via Giulietti.

Il sindaco, in una recente dichiarazione, aveva assicurato che le scuole sirolesi sono state: «sempre adeguate alle norme anti-sismiche vigenti».

Ma questo non basta ai genitori dei 50 bambini che frequentano la scuola materna di via Giulietti che chiedono dati certi e valutazioni concrete realizzate da enti terzi.

«Il sindaco sostiene che la struttura è sicura, – ha dichiarato il portavoce del comitato Andrea Quattrini, padre di un bimbo che frequenta Il Gabbiano – ma mancano dati certi e oggettivi. Non è sufficiente l’agibilità, vogliamo sapere se è stata realizzata una valutazione di vulnerabilità sismica dell’edificio».

Secondo il rapporto Ecosistema scuola 2016 presentato ieri da Legambiente, in Italia nove scuole su dieci sono costruite senza criteri anti-sismici, il 65,1% degli edifici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e solo una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica.

La cronaca degli ultimi anni troppo spesso ha mostrato strutture pubbliche, dichiarate agibili e sicure, crollare dopo eventi sismici, basta ricordare la casa dello studente a L’Aquila o la scuola a San Giuliano di Puglia dove morirono 27 bambini e una maestra.

Nel 2016 in un paese che si definisce civile, tutto questo non è accettabile e sono numerosi i comitati Scuole sicure nati in Italia negli ultimi mesi.

Il terremoto è mostro che fa paura: rischia di creare gravi traumi nella psiche dei bambini e pone i genitori e le maestre in uno stato di stress psicologico molto profondo.

Le aule didattiche della scuola materna di via Giulietti sono al secondo piano della struttura in pietra più antica, mentre nella parte più nuova è presente la mensa.

È impensabile, secondo il comitato, che durante una forte scossa, nel pieno della paura e del terrore, le maestre debbano accompagnare all’esterno bambini di tre anni e mezzo attraverso le scale esterne della scuola.

Inoltre, come denunciato anche dall’opposizione un paio di mesi fa, il piano di emergenza della protezione civile di Sirolo e Numana in caso di disastri risale al 1985.

Servono certezze: i genitori chiedono al comune una valutazione della vulnerabilità sismica dell’edificio, ma soprattutto vogliono che i bambini siano immediatamente spostati in un edificio veramente anti-sismico.

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo
Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

Il comitato Scuole sicure a Sirolo, infine, ha appena iniziato una raccolta firme per chiedere al sindaco Misiti un incontro pubblico per informare la popolazione sui rischi e i pericoli delle strutture scolastiche del territorio in caso di eventi sismici.

Sono state raccolte finora ottanta firme, ma il numero cresce di ora in ora, considerata la preoccupazione di familiari e parenti coinvolti.

Domani è in programma un incontro con il dirigente scolastico, mentre domenica i genitori si riuniranno per decidere le azioni successive.

«La sicurezza dei nostri figli è un valore condiviso che va oltre ogni colore politico, – ha dichiarato

Quattrini – La nostra è una battaglia per le generazioni future, affinché tutti i bambini possano frequentare le lezioni in scuole sicure. Altrimenti, tra qualche anno ci ritroveremo ad affrontare nuovamente gli stessi problemi».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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