In arrivo 100mila euro per l’area archeologica I Pini

Dopo anni di incuria la necropoli picena, che ha accolto il corpo di un'importante regina sacerdotessa, potrà essere valorizzata grazie ai fondi europei

Sirolo. La Regione Marche ha stanziato sette milioni e 700mila euro di risorse POR FESR 2014/2020 per la tutela, la valorizzazione e la messa in rete del patrimonio culturale delle Marche.

Per le aree e i siti archeologici marchigiani, il Programma Operativo Regionale (POR) prevede una somma complessiva di 1 milione e 150mila euro per interventi volti al recupero, conservazione e valorizzazione di aree, siti e percorsi archeologici rappresentativi di tutte le Marche e di tutti i periodi storici, dalla preistoria all’alto medioevo, e allo sviluppo dei servizi a potenziamento dell’offerta turistico-culturale.

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Anche il comune di Sirolo potrà beneficiare di 100mila euro delle suddette risorse per la valorizzazione dell’area archeologica I Pini che risulta attualmente l’unica area delle Marche in cui è possibile visitare, su prenotazione, un settore di necropoli picena.

«Quei fondi andranno essenzialmente sulle infrastrutture, come l’illuminazione. – ha spiegato il sindaco Misiti – Stiamo ragionando sulla possibilità di realizzare dei percorsi virtuali in collaborazione con l’Antiquarium di Numana, con lo scopo di rendere appetibile, in particolare per i giovani, la visita alla necropoli picena dell’area archeologica dei Pini.

Ben vengano le sinergie con i paesi limitrofi finalizzati a progetti così importanti. Per questo ringrazio la Regione Marche, in particolare l’assessore Moreno Pieroni».

L'area che custodisce la tomba della regina di Sirolo
L’area che custodisce la tomba della regina di Sirolo

Scoperta nel 1989 e famosa per la tomba della regina, la necropoli di Sirolo custodisce una delle più importanti sepolture picene, grazie al ritrovamento di un corredo funerario di notevole ricchezza.

Il sito è composto da tre tombe a circolo, la più grande misura 40 metri di diametro, 4 metri di larghezza e 1,8 di profondità.
Il ricco corredo funerario venuto alla luce, che comprende anche una biga e un calesse, è conservato all’interno dell’Antiquarium di Numana.

Sebbene si parli continuamente di regina o principessa di Sirolo, alcuni ricercatori, tra cui Giuliana Poli, sostengono che la donna sepolta ai Pini sia stata una sacerdotessa legata al culto di Artemide ed Ekate.

Pendaglio di ambra a protome di ariete de VI secolo a.C ritrovato nella fossa di tumulazione sotto i due carri attualmente conservato all'Antiquarium di Numana
Pendaglio di ambra a protome di ariete del VI secolo a.C ritrovato nella fossa di tumulazione sotto i due carri attualmente conservato all’Antiquarium di Numana

Secondo la ricercatrice, infatti, tra gli oggetti ritrovati di straordinaria importanza, spiccano la Phiale, un oggetto sacro per officiare il culto e bruciare le erbe sacre, il tripode, oggetto dei regali sacerdoti, il Kylix attica dedicato ad Artemide e i ricchi ornamenti di pasta vitrea ed ambra molto rara.

Kylix attica a occhioni con Leto ed Artemide esposta all'Antiquarium di Numana
Kylix attica a occhioni con Leto ed Artemide esposta all’Antiquarium di Numana

Per troppo tempo il sito archeologico dei Pini, che per secoli ha accolto il corpo della regina sacerdotessa di Sirolo, è stato lasciato nell’incuria e abbandonato all’indifferenza degli uomini.

Ci auguriamo che questi fondi europei possano dare la giusta dignità a questo luogo sacro.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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