Dopo 20 anni di attività la Forestalp chiude i battenti

La cooperativa, che dal 1996 gestiva i servizi turistici del Parco del Conero, ha dovuto lasciare la sua sede storica in via Peschiera.

Una delle tante attività della Forestalp
Una delle tante attività della Forestalp

Sirolo. Tempi duri per la Coperativa Forestalp.

A causa del terremoto che ha colpito le zone di Amatrice la scorsa settimana gli operatori hanno dovuto dare l’addio a tutto il lavoro del Centro dei Due Parchi ad Arquata del Tronto nei Parchi Nazionali dei Sibillini e del Gran Sasso Laga.

Questa settimana è toccato alla sede operativa del Parco del Conero.

La convenzione tra Forestalp ed Ente Parco del Conero è infatti scaduta e non è stato possibile rinnovarla a causa della spesa imposta per l’affitto dei locali del Centro visite che per la Cooperativa risultava troppo elevata.

La Forestalp aveva protestato duramente contro i tagli regionali e aveva anche chiesto diversi incontri con la Regione Marche, che di fatto non hanno mai risolto la questione.

Un addio pieno di amarezza per la Forestalp che denuncia: “politiche che non riescono a trovare fondi ma che riempiono pagine di giornali, convegni, seminari e dibattiti con parole come turismo e sviluppo sostenibile”.

Dal 1984, la Forestalp fornisce servizi nel settore del turismo verde scolastico come Tour operator e nell’ambito dell’Educazione Ambientale con il nobile obiettivo di migliorare la qualità della vita e diffondere lo sviluppo sostenibile, attraverso il recupero di un corretto rapporto uomo/natura e da 20 anni ha lavorato nella storica sede di via Peschiera per promuovere l’educazione ambientale e il turismo in chiave green nel Parco del Conero. Migliorando negli anni la qualità dei progetti e incrementando l’immagine dell’Area protetta e rispettando i diversi e impegnativi requisiti richiesti dall’Ente Parco, come la conoscenza del territorio, lingue, guide escursionistiche, ambientali, aperture tutti i giorni anche nei festivi con orari fino alle 19.

La Forestalp, che non si arrende e non è intenzionata a chiudere la Cooperativa, si augura che il Parco del Conero riesca a mantenere il servizio del Centro visite aperto soprattutto a settembre, mese particolarmente gradito ai tanti turisti appassionati di trekking, turismo ambientale e outdoor.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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