Daniele Stoppini restituisce alla città la targa del Belvedere

Era stata trafugata da ignoti e ritrovata in frazione Canneto a Perugia

Sirolo, 22 ottobre 2020 – Restituita alla città di Sirolo la targa in marmo del Belvedere Don Nazzareno Marinelli, a lato di Via Marconi, asportata nei mesi scorsi da ignoti e ritrovata nei giorni scorsi a Perugia

E’ stato lo stesso ritrovatore, Daniele Stoppini di Umbertide (PG), che ieri pomeriggio ha restituito al sindaco Filippo Moschella la targa dedicata al religioso da cui prende il nome la famosa Spiaggia del Frate di Sirolo, ritrovata integra ai piedi di un cassonetto per la raccolta dei rifiuti nei pressi del Cimitero della frazione Canneto nel Comune di Perugia. Grazie alle notizie riportate sulla targa, il signor Stoppini ha potuto scrivere un post nel gruppo Facebook Sirolo attraverso i tempi, subito notato dal dipendente comunale Marco Carletti che ha organizzato la restituzione.

Sirolo – da sx: il sindaco Filippo Moschella con la targa trafugata e il perugino Daniele Stoppini che l’ha ritrovata e riconsegnata alla città

Il sindaco Moschella, felice per il ritrovamento, ha ricevuto in Comune Daniele Stoppini e la sua famiglia, regalandogli un libro dedicato a Sirolo. «Oggi – ha dichiarato il primo cittadino sirolese – il signor Stoppini ha dimostrato coi fatti che ci sono al mondo brave persone che si interessano della collettività. L’esatto opposto dei vandali che prima hanno sradicato e asportato tre alberelli da me piantati con gli alunni delle scuole primarie il 21 novembre 2019 in occasione della Festa dell’albero, e poi hanno divelto il palo e asportato la targa».

Non tutti i mali vengono per nuocere: «Questa è l’occasione – ha infatti affermato il Sindaco – per aggiungere alla targa che indica la Spiaggia del Frate anche il nome Sottosanta, per evitare di far sorgere dubbi alle migliaia di turisti che, dal belvedere sirolese, si godono ogni anno il panorama unico e speciale».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

So this is Xmas (unfortunately…) caro John

Quest’anno, nonostante le tradizioni, sarà un Natale diverso


2 dicembre 2020So this is Xmas/ And what have you done/Another year over/And a new one just begun… (Così questo è il Natale/E cosa hai fatto?/Un altro anno è passato/Ed uno nuovo è appena iniziato…)

Da anni ormai, puntualmente ogni anno, all’avvicinarsi del Natale e delle sue, almeno per me, infingarde e melanconiche atmosfere che l’accompagna, questa celeberrima canzone di John Lennon torna a ronzare insistente nella testa. Quasi un j’accuse verso consapevolezze regolarmente ignorate (Così questo è il Natale..); verso quel senso di colpa che saltella qua e là fra le note, che ti porta a pensare: “cavolo, certo che potevo fare di più!” (E cosa hai fatto?)

Non esiste nulla al mondo che possa in qualche modo avvicinarsi al Natale. Pasqua, Capodanno, Ferragosto… non c’è confronto. Neppure la parvenza d’una improbabile competizione. Natale è Natale, punto! Sarà il presepe e l’albero addobbato, saranno le luminarie, sarà quell’odore persistente di neve che respiri nell’aria anche quando la neve non c’è, sarà la messa di mezzanotte anche se a messa poi non ci vai, o il cenone in famiglia, i pacchi regalo che fanno luccicare gli occhi dei bimbi, o il mercante in fiera e la tombola con amici e parenti, il panettone e i mandarini… ognuno si prenda il ricordo, il sapore, l’atmosfera che vuole, tanto è gratis.

So this is Xmas (war is over)… ronza Lennon nella testa. Chissà se anche lui a Natale mangiava panettone e mandarini… se non l’ha fatto s’è perso parecchio. Però, caro John, quest’anno non è vero che la guerra è finita. Non è finita quella che intendevi tu e, per giunta, ne è arrivata un’altra così micidiale, infingarda, restrittiva a livello mondiale che neppure ti potevi lontanamente immaginare.

È una guerraccia, John, perché il nemico è invisibile e non puoi sparare a qualcosa se non lo vedi. E siccome è invisibile c’è gente che neppure ci crede d’essere in guerra, d’avere un nemico. Anche se le cataste dei morti sono altissime un po’ dappertutto: in America come in Giappone. Indistintamente dal colore della pelle, John, altro che i fratelli rossi, gialli, bianchi e neri che tu auspicavi in pace. Oggi, quei fratelli sono accomunati da un identico destino cinico e baro.

Quest’anno, lasciamelo dire, per la prima volta nella vita il Natale sarà un’altra cosa per quanto il mondo si sforzi per far sì che sia ancora quello di sempre. Quest’anno sarà diverso, costretto, dismesso, limitato. Costellato da una punta d’angoscia, quella brutta brutta però, che ti fa sentire impotente e piccolo piccolo, senza armi, piani o strumenti necessari a gestire il futuro.

Così questo è il Natale/E cosa hai fatto? Ti rispondo, John: ho vissuto. Semplicemente. E come me, miliardi di esseri umani. Ma quest’anno sarà un Natale diverso… War is over, if you want it/War is over now/Happy Xmas. Lo vorrei con tutto me stesso, John, non sai quanto; ma non è vero che la guerra è finita. Felice Natale anche a te. Quest’anno, per me, lo sarà un po’ meno.

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