Colibatteri: rientrato l’allarme ma l’ordinanza resta in vigore

Il divieto all’uso dell’acqua potabile non potrà essere revocato fino a lunedì 12, quando arriveranno le analisi dell’Asur

Sirolo – Pare stia rientrando senza grossi problemi l’allarme dei colibatteri nell’acqua potabile in alcune zone della cittadina. A parte, ovviamente, il disagio prodotto dall’approvvigionamento con le autobotti, la loro collocazione e il timore dei cittadini.

Sirolo – Le prime due pagine pubblicate ieri dal sindaco Misiti con i risultati delle analisi dell’acqua potabile effettuate ieri da Consulchimica per conto di Acquambiente

Il sindaco Moreno Misiti, con un intervento su Facebook alle ore 22 di ieri, 10 marzo, ha tranquillizzato la popolazione:

«Pubblico per doverosa informazione e trasparenza – ha scritto – i risultati delle analisi dell’acqua potabile del Comune di Sirolo, effettuate oggi (ieri, ndr) dalla Consulchimica per conto di Acquambiente, da cui risulta tutto nella norma e risultano valori di colibatteri pari a zero. Ribadisco che, purtroppo, non posso ancora revocare l’ordinanza di divieto perché devo attendere le analisi dell’Asur, che verranno eseguite lunedì 12 marzo. L’ordinanza, pertanto, resta in vigore».

Sirolo – Le altre due pagine pubblicate ieri dal sindaco Misiti con i risultati delle analisi dell’acqua potabile effettuate ieri da Consulchimica per conto di Acquambiente

I pareri dei cittadini sull’accaduto, però, sono controversi. In discussione tempistiche nell’informazione e modus operandi adottato per far fronte all’emergenza. Uno di essi, Carlo Civario, sempre sulla stessa pagina Facebook scrive (alle 3 circa di questa mattina):

«Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: secondo il comunicato del Comune, sul quale non ho alcun motivo di dubitare, il prelievo sulla qualità delle acque é stato effettuato dall’Asur il 7 marzo. Tale prelievo ne ha certificato la non potabilità e quant’altro. Il sig. Misiti, che in qualità di sindaco ricopre anche quella di ufficiale sanitario (art. 32 della legge 833/1978 e del DLsg n°112/1998), dichiara di averne ricevuto comunicazione il giorno 9 marzo. Sorgono spontanee due domande: L’Asur ha ritardato la comunicazione o l’ha trasmessa tempestivamente? Se l’avesse trasmessa in ritardo ne avrebbe la responsabilità di quanto accaduto. Se l’avesse trasmessa tempestivamente, il ritardo nell’approntare le dovute procedure ricadrebbe sul sig. Misiti. Ricordo che se anche gli uffici comunali fossero stati chiusi, l’ufficiale sanitario é rintracciabile h.24. Se l’errore fosse imputabile all’Asur, bene farebbe il Sig. Misiti a denunciarne la responsabilità. In caso contrario, lascio a voi ogni giudizio. La mia non vuole essere una polemica ma, come ripeto, la necessità di fare chiarezza, perché i cittadini hanno il diritto di sapere come si sono svolti i fatti».

Sirolo – Una testimonianza fotografica dell’approvvigionamento di acqua potabile con le autobotti (foto Mirko Dubini)

Sull’accaduto non manca un intervento politico da parte dell’opposizione. Il gruppo consiliare del PD non perde tempo.

«A seguito della nota vicenda di inquinamento delle acque potabili di parte dell’acquedotto di Sirolo, come gruppo consiliare PD, interrogheremo l’amministrazione comunale chiedendo:

– con quale periodicità vengono eseguite le analisi sulla qualità delle acque potabili
– quale sia esattamente lo sforamento, di quali parametri ed in quale entità
– quali sono state le cause dell’inquinamento e se l’amministrazione, in accordo con il gestore, ha previsto interventi di ripristino e quali sono stati
– quali sono le manutenzioni periodiche che vengono svolte sui manufatti e sulla rete idrica nel Comune di Sirolo
– qual è lo stato di conservazione dei serbatoi di acqua potabile

Troppi dubbi sono rimasti ai cittadini circa questa vicenda».

Al di là delle sacrosante polemiche, resta l’informazione più importante: Il rientro dell’emergenza. Per tutto il resto, ai prossimi giorni le “ardue sentenze”.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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