Stimato commerciante osimano arrestato per spaccio di droga

Con lui finisce in carcere anche il “socio” albanese residente a Passatempo

Osimo, 11 maggio – I carabinieri della Compagnia di Osimo (AN), in collaborazione con la stazione di Filottrano e grazie all’attiva collaborazione e segnalazioni di alcuni cittadini abitanti nella frazione di Passatempo, sono riusciti rapidamente a scoprire, bloccare e arrestare due noti personaggi locali che avevano organizzato e gestivano un losco traffico di droga che partiva proprio da Passatempo, località di residenza dei due trafficanti, spacciando cocaina ad una vasta clientela proveniente dalla provincie di Macerata e Pesaro. Una clientela fatta di molti giovani, adulti, insospettabili affermati liberi professionisti e commercianti rastrellata dai vicini Comuni maceratesi di Montefano, Recanati, Montecassiano, Appignano, Cingoli, nonché Pesaro e Fano.

Osimo – L’arresto di P. C.

Grazie ad alcuni residenti a Passatempo, dunque, attivi nel segnalare movimenti sospetti, arrivi improvvisi di veicoli sconosciuti e forestieri, è partita l’indagine avviata dai militi osimani nell’aprile scorso, e che ha permesso d’individuare gli autori di un grosso traffico e spaccio di cocaina purissima soprannominati “I Templari di Passatempo”. In realtà solo due soggetti senza scrupoli, che ambivano esclusivamente all’arricchimento personale allargando la rete della clientela, e vantandosi del loro megagiro più grande e più lungo del Giro d’Italia di Osimo.

A finire per primo in manette è stato P. C., nato a Montefano (MC), classe 1968, residente a Osimo, separato, commerciante, incensurato. Un insospettabile e noto commerciante dalla doppia vita: stimato e rispettato localmente mentre, in realtà, organizzatore del traffico e spaccio di droga tra Macerata e Pesaro, con un giro d’affari mensile superiore a 150 mila euro e con un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità tra sfarzo, autovetture di grossa cilindrata, pranzi e cene consumati giornalmente nei ristoranti.

Osimo – I due arrestati. Nel riquadro, la cocaina purissima sequestrata

Rintracciato questa notte presso la propria abitazione, P. C. è stato trovato in possesso di 1 kg di cocaina purissima, suddivisa in cinque involucri sottovuoto e materiali vari per la confezione di dosi, nascosti nell’ufficio del proprio supermercato molto conosciuto in zona. Presso la sua abitazione invece, il pastore tedesco Anita dell’unità cinofila dei carabinieri di Pesaro, ha “annusato” altri 100 grammi di cocaina pronta per lo spaccio e la somma di 820 euro di provenienza illecita.

È stata ritrovata anche una lista di clienti con tanto di nome, cognome, luogo di residenza e telefono con, annotato a fianco di ciascuno, la droga ceduta, il denaro riscosso ed il profitto ricavato; una sorta di vera e propria rendicontazione giornaliera dello spaccio, ora al vaglio dei carabinieri del Nucleo Operativo.

Continuando a rovistare nella vita torbida dell’arrestato, i militari hanno fermato per lo stesso reato un albanese identificato per H. F., nato in Albania, classe 1979, residente a Passatempo di Osimo che è risultato “socio” di P. C. in concorso.

Tutta la droga, il denaro e il materiale rinvenuto sono stati posti sotto sequestro. Dei due arresti, eseguiti per detenzione e traffico illegale in concorso di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio è stata data comunicazione al Sost.Proc. di Ancona dott. Rosario Lioniello che, accertata la pericolosità sociale dei due soggetti, ha disposto la loro traduzione e reclusione presso la Casa circondariale di Ancona – Montacuto.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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