Sosta selvaggia in centro, la denuncia di Progetto Osimo Futura

Ginnetti: «Dove sono i controlli? Sì alla movida ma rispettare i residenti»

Osimo, 14 luglio 2020 – «Per quanto l’Amministrazione si impegni per rendere la città un po’ più viva con eventi nei fine settimana estivi, non possiamo che notare ancora una volta la mancanza di organizzazione e controlli».

Così, Progetto Osimo Futura che torna a ribadire la necessità di una maggiore presenza e incisività della Polizia Locale durante la movida.

«Le nuove panchine sistemate intorno alla Fontana della Pupa, molto discutibili anche per la scelta estetica, dovrebbero garantire il distanziamento – afferma Achille Ginnetti, capogruppo di Progetto Osimo Futura – Evidentemente però, questa soluzione non basta per risolvere il problema in quanto i cittadini continuano a segnalarci, la sera, assembramenti fuori dai locali del centro. Per non parlare della sosta selvaggia».

Cittadini che non si sono limitati alla protesta, ma che hanno documentato con foto scattate in Via Giulia l’acuirsi del problema.

Osimo – Alcuni scatti dei cittadini che documentano la sosta selvaggia sui marciapiedi

«Decine di auto parcheggiate sopra al marciapiede che impedivano il passaggio ai pedoni e soprattutto alle persone con disabilità o ai genitori con i passeggini – la denuncia di Ginnetti, che si pone tutta una serie di domande – I cittadini ci hanno riferito di aver avvisato la Polizia Locale della situazione, ma dove sono i controlli? In vista dei prossimi eventi, l’Amministrazione farà qualcosa per impedire la sosta selvaggia? Incentiverà l’utilizzo del maxi parcheggio? Organizzerà delle navette? Staremo a vedere… È necessario trovare un civile equilibrio tra le esigenze del divertimento e le persone che vivono in centro storico, soprattutto le più fragili».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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