Delitto Pinciaroli – Risultato autopsia

Custodia cautelare in carcere per Valerio Andreucci

RISULTATO DELL’AUTOPSIA

Ancona 25 maggio – I risultati dell’autopsia sul corpo del veterinario Pinciaroli, effettuata nel tardo pomeriggio di ieri presso l’Istituto di Medicina legale di Torrette dal medico Adriano Tagliabracci, parlano di numerose coltellate inferte al tronco e al capo. Nessun colpo alla gola. Letali quelle al tronco, che almeno in un caso hanno raggiunto il cuore. La vittima, colpita più volte quando ancora era nell’abitacolo del mezzo su cui viaggiava, deve aver provato a fuggire dal suo aggressore ma, raggiunta, è stata finita con un fendente alla schiena. Maggior chiarezza dunque dopo l’esame auoptico.

Tagliabracci ha riscontrato solo ferite da coltello, nessun segno di colluttazione o tracce di trauma da investimento. Ferite compatibili con il grosso coltello da cucina ritrovato dagli inquirenti poco distante dal luogo del delitto.

Alcune istantanee di Valerio Andreucci, principale indiziato dell’uccisione del veterinario Olindo Pinciaroli

Il principale accusato dell’omicidio al momento resta il giovane ascolano Valerio Andreucci, istruttore d’equitazione, che era al volante dell’ambulanza veterinaria sulla quale domenica mattina viaggiava anche il veterinario. Il giovane, dopo aver confessato di aver assunto cocaina nella notte fra sabato e domenica, continua a non ricordare gli accadimenti. Dunque, resta tutto da chiarire il movente che possa aver scatenato la furia omicida dell’assassino.

Il gip Carlo Cimini, non ritenendo possibile il pericolo di fuga del maggior indiziato, non ha convalidato il fermo di Andreucci ma ha applicato nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere sia per gli indizi pesanti di colpevolezza sia per la possibilità che possa reiterare il gesto.

ANDREUCCI AVEVA ASSUNTO COCAINA

Ancona (24 maggio ore 14) – A seguito dell’interrogatorio di garanzia avvenuto questa mattina ad opera del Gip Carlo Cimini, Valerio Andreucci  avrebbe confessato di aver assunto 4 grammi di cocaina nella notte tra sabato e domenica, durante una serata tra amici.

Rispondendo alle domande, l’istruttore d’equitazione ascolano ha raccontato di aver visto un’auto parcheggiata in una piazzola a bordo strada non lontana dal luogo del delitto, domenica mattina. Poi, però, ha detto di non ricordare altro da quel momento in avanti. Cade così la prima versione dell’accaduto fornita dal giovane – mai considerata credibile dai carabinieri – che aveva parlato di un tentativo di rapina ad opera di quattro figuri armati di coltello.

Oggi pomeriggio, nell’ospedale di Torrette, ci sarà l’autopsia sul corpo di Pinciaroli, il veterinario ucciso.

FISSATI L’INTERROGATORIO E L’AUTOPSIA

Ancona (24 maggio) – Toccherà oggi al medico legale Adriano Tagliabracci effettuare l’ autopsia sul corpo di Olindo Pinciaroli, il veterinario di 54 anni ucciso a Osimo domenica scorsa con numerose ferite da arma da taglio inferte al torace e alla gola. La necroscopia dovrà stabilire quale sia stato il colpo mortale.

Il medico legale Adriano Tagliabracci

Sempre oggi, il Gip Carlo Cimini interrogherà Valerio Andreucci, il 23enne istruttore d’equitazione ascolano fortemente indiziato in qualità di esecutore materiale dell’omicidio. Da lui gli inquirenti si aspettano una confessione che non è ancora arrivata. Continuano a cercare elementi che possano spiegare il movente di tanto accanimento nei confronti del medico.

I due, vittima e potenziale carnefice, si conoscevano solo da poche settimane e avevano in animo una collaborazione in un nuovo maneggio che il veterinario era in procinto di aprire ad Osimo.

Due i punti fermi rilevati dagli investigatori: non si tratta di un tentativo di rapina dal momento che il veterinario il denaro lo aveva addosso, circa 3mila euro; l’ambulanza veterinaria, al volante della quale c’era l’Andreucci, è passata sopra al corpo di Pinciaroli.

Ultima annotazione, lo stato confusionale del giovane ascolano durato parecchie ore a detta del suo avvocato difensore, non corrisponde affatto all’impressione avuta dagli inquirenti che lo hanno interrogato tutta la notte trovandolo lucido.

L’AVVOCATO ALESSANDRO ANGELOZZI INCONTRA IL SUO ASSISTITO

Ancona (23 maggio, ore 9) – Nella serata di ieri, il difensore di Valerio Andreucci, il giovane ascolano accusato dell’omicidio del veterinario Olindo Pinciaroli, ha incontrato il suo assistito.

A detta del legale, Andreucci: «Versa ancora in stato confusionale e non è in grado di ricostruire gli accadimenti».

L’avvocato ascolano Alessandro Angelozzi, difensore del 23enne Valerio Andreucci accusato dell’omicidio del veterinario Olindo Pinciaroli

Dunque, l’accusato non riesce a mettere insieme i fatti dell’altro giorno e a dare una spiegazione della loro logica sequenza. Che non si sia ripreso dallo choc lo conferma una ulteriore dichiarazione di Angelozzi: «Non ha riconosciuto come suo il racconto iniziale fatto agli inquirenti e riportato dalla stampa riferito al tentativo di rapina che avrebbero subito lui e il veterinario, il 21 maggio scorso».

Da quanto emerso dall’incontro di ieri sera fra Andreucci e il suo difensore, non è da escludere che al momento del delitto il ragazzo non fosse nel pieno possesso delle sue capacità di intendere e di volere, magari per effetto dell’assunzione di qualche prodotto. Il giovane, nei confronti del quale sono emersi precedenti per furto, non ha rilasciato nessun tipo di confessione.

RITROVATO IL COLTELLO 

Osimo (22 maggio) – Convalidato il fermo di Valerio Andreucci, il 23enne ascolano fortemente indiziato per l’omicidio di Olindo Pinciaroli, il veterinario 54enne trovato cadavere ieri mattina nell’osimano. Lo ha disposto il pm Marco Pucilli che ne ha ordinato la custodia presso il carcere di Montacuto. Al momento l’ipotesi di reato è omicidio volontario senza premeditazione, ma non è stato individuato un movente e parrebbe che fra i due non esistessero contrasti.

L’ambulanza veterinaria teatro del delitto (foto cronachemaceratesi.it)

La decisione è stata presa a seguito del ritrovamento, a circa 150 metri dal luogo del delitto, del coltello da cucina sporco di sangue con cui si ipotizza sia stato ucciso il veterinario. Avviati gli accertamenti per rilevare eventuali impronte sull’arma dall’impugnatura in metallo.

Andreucci, poco dopo l’omicidio, era stato ritrovato dai carabinieri di Osimo accucciato in un fosso poco distante dal luogo dove era stata ritrovata l’ambulanza veterinaria con il corpo esanime del Pinciaroli. Era in stato confusionale e presentava anch’egli alcune ferite.

Interrogato per tutta la scorsa notte presso la caserma di Osimo, si è inventato una rapina subita da quattro sconosciuti. Ma si è contraddetto più volte

In primo piano la vittima, Olindo Pinciaroli, il veterinario ucciso (foto da cronachemaceratesi.it)

Il corpo di Olindo Pinciaroli presenta ferite importanti al torace e alla gola e solo l’autopsia sarà in grado di stabilire quali e quanti siano stati i colpi mortali.

Se le ipotesi degli inquirenti trovassero conferma, parrebbe che Valerio Andreucci abbia fatto tutto da solo. Il perché è tutto da decifrare. I due ieri mattina viaggiavano per lavoro sullo stesso mezzo guidato dall’Andreucci, assistente del veterinario, lungo la via Chiaravallese in direzione Polverigi alla volta di un maneggio.

Dopo essersi inventato il tentativo di rapina subito ad opera di quattro individui, emerso dal lungo interrogatorio durato fino alle cinque di questa mattina, i carabinieri hanno raccolto elementi sufficienti ad indurre il pm al fermo del giovane per gravi indizi di colpevolezza. Nonostante ciò, l’Andreucci non ha confessato.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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