Riqualificazione centro storico e abbattimento barriere architettoniche

Un progetto da 15 milioni di euro per nove Comuni: ad Osimo andrebbero oltre 4 milioni

Osimo, 24 marzo 2021 – Nove Comuni insieme per il bando Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, finanziato dal ministero Infrastrutture e trasporti. In collaborazione con Erap (Ente regionale per l’abitazione pubblica delle Marche).

In ballo ci sono 15 milioni di euro da suddividere fra i Comuni di Petriano e Cagli per la provincia di Pesaro Urbino, Osimo e Sassoferrato per quella di Ancona; Montelupone, Muccia e Visso per Macerata; Monsampolo e Palmiano per Ascoli Piceno. Il filo conduttore del progetto è la riqualificazione dei centri storici.

A presentare il progetto, ovviamente per quanto riguarda Osimo, il sindaco Simone Pugnaloni: «Per la nostra città il tema è Riabitare un centro accessibile ed inclusivo per raggiungere appieno il superamento delle barriere architettoniche ed inserire tutto ciò nella futura redazione del Peba (Piani di eliminazione delle barriere architettoniche, ndr)».

Che poi entra nel merito delle iniziative concrete: «Prevista la realizzazione di due risalite meccanizzate per raggiungere il centro in zona ospedale ed in zona Fonte Magna; prevista la riqualificazione del quartiere Santa Lucia; prevista, inoltre la riqualificazione della piazzetta, delle case popolari e più in generale degli spazi pubblici in zona San Marco; fino ad arrivare all’intervento tra i più importanti del progetto che è la riqualificazione del Foro Boario quale elemento identitario della città. Uno strumento per allineare e rendere accessibile a tutti sia il centro sia il resto della città».

Il progetto prevede partners importanti e rappresentativi del mondo associativo della disabilità. Per Osimo, ad esempio, la Lega del Filo d’Oro. «Se il progetto risulterà vincente – conclude Pugnaloni – a disposizione del Comune di Osimo ci saranno oltre 4 milioni di euro».

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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