Pugnaloni dona 10 Covid-19 Rapid-Test alla Grimani Buttari

A titolo sperimentale su base volontaria e senza valore medico legale

Osimo, 23 marzo 2020 – In questa fase d’emergenza da Coronavirus, il Sistema Sanitario Regionale necessita di aiuti concreti. E la Protezione civile non nasconde che è di buon auspicio ogni tipo di sperimentazione. Per il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni: «Noi Primi cittadini abbiamo il dovere di impegnarci su ogni fronte».

Uno dei vari Rapid Test presenti sul mercato per l’individuazione in breve tempo dei positivi al Covid-19 (foto esplicativa)

Ed è proprio per questa ragione che: «grazie alla Tj Point srl, azienda import-export di Ancona, donerò 10 Covid-19 Rapid Test alla casa Grimani Buttari a titolo sperimentale, su base volontaria e priva di valore medico legale».

Una donazione personale che potrebbe rivelarsi molto utile per tutta la cittadinanza. «Confronteremo i dati con il classico tampone e, se i risultati saranno positivi, l’azienda è disponibile in parte a donare ed in parte a prezzo politico ad effettuare una fornitura per tutta la città – spiega il sindaco – Un ringraziamento personale al dottor Sampaolo, referente di zona dei medici di medicina generale che mi ha offerto una consulenza gratuita per capire le ragioni della scelta che stavo per fare».

La sperimentazione in premessa, potrebbe essere utile al personale sanitario, alle forze armate, ai vigili del fuoco, pubbliche assistenze, vigili urbani, decisori pubblici, nonché a tutte le persone affette da sindrome influenzale non distinguibile da Covid 19.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Ecco, Marco ci dice come siamo fatti

Le miserie umane in tempo di Covid-19 descritte da chi sta ‘dall’altra parte’ di un bancone


5 aprile 2020 – Il mondo, in questi giorni di resistenza e di clausura, non è quasi mai quello che vediamo con i nostri occhi. Forse, non lo è mai stato. Siamo così presi da noi, dalle nostre esigenze e personali egoismi, dai nostri piccoli o grandi drammi familiari, che difficilmente riusciamo a percepire quel che siamo davvero. O come ci muoviamo in mezzo agli altri, troppo concentrati a risolverci e a soddisfarci individualmente per riuscire a percepire come ci vedono dall’esterno.

Un esempio? Vi propongo la testimonianza di Marco Auricchio che arriva direttamente dai social. Una testimonianza forte, a tratti offensiva. Ma si tratta di un’offesa prima ricevuta e poi restituita al mittente. Che ci piaccia o no. Marco è l’altro, uno di quelli che ci guardano, e ci giudicano, dall’altra parte di un bancone di un supermercato (foto generica) della provincia di Ancona. Uno dei tanti che ci servono ogni giorno con pazienza e umiltà, e che spesso neppure vediamo. Ma loro sì che ci vedono, e sopportano in silenzio per contratto le nostre miserie umane, finché alla fine si sfogano e ci descrivono per quello che siamo. Senza tanti fronzoli. Scrive Marco:

«… Mi dispiace dirlo, ma dal coronavirus la maggior parte degli Italiani non ha imparato e non imparerà niente, se non a saper fare il pane e la pizza in casa e a cercare con ossessione l’alcool e il lievito di birra nei supermercati.

Io non svolgo una mansione importante, non faccio il medico o l’infermiere, faccio l’addetto alle vendite, banconiere, fruttarolo in un supermercato, uno di quei lavori che prima di questa tragedia avete sempre considerato di basso ceto sociale.

Ad oggi ci definite eroi, perché andiamo al lavoro nonostante tutto, anche se non lavoriamo in sicurezza, anche se non abbiamo i dispositivi di protezione adatti, anche se le persone ci rispondono in modo maleducato, anche se facciamo doppi turni, anche se vediamo ogni giorno le stesse facce, anche se vediamo persone che fanno la spesa tre volte al giorno per otto fottuti euro a scontrino, anche se ci sentiamo fare sempre le stesse domande sull’alcool, sul lievito di birra, sui rifornimenti.

E sapete perché? Perché noi, alla maleducazione della gente ci eravamo abituati già prima della pandemia, quando arrivavate al banco senza salutare, con tono stizzito per la coda, urlando ‘oh non me servi che cho fuga’, Non siete cambiati neanche un po’, anzi, siete ingrassati come le vacche e siete diventati più scemi e stronzi.

È inutile cantare dai balconi e dire che andrà tutto bene perché francamente, se la situazione è quella che vivo io, non andava bene prima e non andrà bene neanche dopo.
Avreste dovuto imparare l’importanza dello stare in famiglia, della salute più che altro luride merde superficiali, e dell’amore per la natura, e invece non avete imparato nulla, se non come usare il lievito. Beh, a questo punto spero che vi ci strozziate maledetti…
».

Foto. Fine. Pubblicità!

 

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