Osimo travolta da indagini internazionali su Astea Energia

Fratelli d’Italia chiede le dimissioni del presidente Daniele Bernardini

Osimo, 21 marzo 2021 – Michela Staffolani e Maria Grazia Mariani, rispettivamente coordinatrice e consigliere comunale di Fratelli d’Italia Osimo, entrano nel merito della vicenda Astea Energia e del pagamento di 600mila euro ad un intermediatore, effettuato dalla stessa azienda osimana, per l’acquisto di una società in Ungheria. Vicenda ancora tutta da chiarire e sulla quale si sta indagando a livello internazionale.

Gli interrogativi avanzati da FdI sono diversi: «A quale titolo il pagamento all’intermediatore? L’operazione era  finalizzata alla fornitura  di energia?».

Michela Staffolani e Maria Grazia Mariani (FdI) 

Sembrerebbe di no. Lo stesso comunicato di Astea Energia afferma che la truffa: “non ha a che fare con l’attività dell’azienda”. «E allora? – continua FdI – Che tipo di operazione era? A quale fine? Ma, soprattutto, chi ha deciso quella operazione? Il Presidente ed il Cda non ne sanno niente? Se fosse così è grave perché vuol dire che il Presidente ed il Cda non controllano l’operato dei suoi organi esecutivi».

Astea Energia spa è una società che ha solo 8 dipendenti, ma un nutrito Consiglio di amministrazione composto da 3 Amministratori delegati ed un presidente, il dott. Daniele Bernardini (PD), già assessore ad Osimo: prima con le Civiche e poi con l’Amministrazione Pugnaloni.

«Un incarico, quello conferito dal PD a Bernardini, sempre taciuto. Peraltro, ci chiediamo come sia compatibile l’incarico di Presidente a chi nei due anni precedenti ha ricoperto la carica  di assessore! – continuano le due esponenti di FdI – Non dimentichiamo che Astea Energia spa, seppure una società a capitale misto, è comunque un’azienda nata ad Osimo con i sacrifici di tanti osimani, e la maggior parte dei suoi “clienti” sono famiglie ed aziende osimane che pagano le bollette ed hanno il diritto di sapere!»

La società era già stata al centro di accese discussioni in Consiglio comunale, quando sempre il PD aveva deciso di vendere più del 70% delle quote azionarie a Sgr Rimini. Senza gara, ma a trattativa privata.

«Comprendiamo il necessario riserbo per rispetto di chi indaga – concludono la Staffolani e la Mariani, che sollevano ulteriori quesiti – ma ora cosa ha da dire il PD che ha monopolizzato la gestione del gruppo Astea ed ha gestito tutte le nomine? Come giustifica queste scelte? Qual è la sua politica, pensare solo alla distribuzione delle poltrone? Attendiamo le dimissioni del presidente Bernardini!».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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