Osimo – Tenta furto in azienda agricola a Case Nuove ma perde i documenti

Prova a scappare in scooter, cade, riparte ma nella foga gli cade a terra il borsello

Osimo – Nel pomeriggio di ieri, i militari del dipendente Nucleo Operativo e Radiomobile, hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, C.F. nato a Senigallia nel 1970, residente a Falconara M. coniugato, nullafacente, pluripregiudicato. Ritenuto responsabile dei reati di “tentato furto aggravato e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico”.

Il 2 novembre u.s. alle ore 18:00 circa, allo scopo di commettere un furto, C.F. forzava le porte degli uffici di una nota azienda agricola di Osimo in Via di Jesi, località Case Nuove. Senza sapere che il proprietario si trovava all’interno.

Scoperto, il ladro ha cercato di darsi alla fuga rocambolescamente su di uno scooter ma, preso dalla foga, è rovinato a terra per poi rialzarsi, rimettere in moto e dileguarsi. Non si è accorto, però, che cadendo aveva perso sul posto il proprio borsello contenente la sua carta d’identità, prontamente consegnata dal proprietario dell’azienda agricola ai Carabinieri della pattuglia Radiomobile di turno intervenuti poco dopo.

Il pluripregiudicato, passate poche ore, ha provato a inscenare un goffo tentativo per fuorviare le indagini. Si è presentato negli uffici della tenenza dei carabinieri di Falconara per sporgere denuncia di smarrimento della propria carta d’identità dichiarando, oltretutto, di averla smarrita in quel centro. Ma i militari erano già a conoscenza dell’accaduto perché già informati dai colleghi osimani.

Sul suo conto, oltre alla denuncia a piede libero, è stata redatta la proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio per 3 anni dal Comune di Osimo.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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